Fotografando l’irreale / Photographing the unreal

La foresta è adesso una vastità silenziosa, ed io ci sono dentro. L’ultima luce del giorno filtra a fatica la fitta boscaglia. Gli occhi, che oramai stentano a trovare il sentiero, iniziano a creare instabili visioni nell’ombra.

Così, quando in controluce vedo la sagoma conosciuta di un capriolo, la mente fa fatica a mettere a fuoco come se non volesse accettare quello che a stento riesco a vedere.

Rimaniamo immobili per secondi interminabili, mentre a poco a poco il contorno va a sfuocarsi e quest’esemplare femmina diventa più nitida e reale.

Prendo la reflex, so che con le condizioni di luce a disposizione ho veramente scarse possibilità, ma voglio provare. Un paio di scatti e mi accorgo che il chiarore dietro rende tutto ancora più difficile; faccio due passi alla mia destra continuando a fissare il capriolo che rimane immobile, sorpreso e curioso quanto me.

Ancora uno scatto, poi mi accorgo di trattenere il fiato da troppo tempo. Esalo l’aria nei polmoni, uno sbuffo pieno che rompe l’assoluta staticità del momento e quindi l’incantesimo. Un battito di ciglia e il capriolo è scomparso.

Malgrado le foto, faccio ancora fatica a credere sia stato tutto reale…

La mia attrezzatura: Nikon D750 / Nikon D500 / Obiettivo Tamron 150-600mm f5-6.3 / GoPro 7 Hero black / Gimbal Neewer / Rollei Tripod C6i Carbon + Rode VideoMicro 

My equipment: Nikon D750 / Nikon D500 / Obiettivo Tamron 150-600mm f5-6.3 / GoPro 7 Hero black / Gimbal Neewer / Rollei Tripod C6i Carbon + Rode VideoMicro 

The forest is now a silent vastness, and I am in it. The last light of day barely filters the dense brush. The eyes, which are now struggling to find the path, begin to create unstable visions in the shadows.

So, when against the light I see the known outline of a roe deer, the mind struggles to focus as if it does’t want to accept what I can hardly see.

We remain motionless for endless seconds, while gradually the outline becomes blurred and this female specimen becomes sharper and more real.

I take the reflex, I know that with the available light conditions I have very few possibilities, but I want to try. A couple of shots and I realise that the light behind makes everything even more difficult; I take two steps to my right, continuing to stare at the roe which remains motionless, surprised and curious as I am.

One more shot, then I realize that I have been holding my breath for too long. I exhale the air into my lungs, a full puff that breaks the absolute stillness of the moment and therefore the spell. A blink of an eye and the roe deer is gone.

Despite the photos, I still struggle to believe it was all real…


13 risposte a "Fotografando l’irreale / Photographing the unreal"

  1. Bellissime foto, i caprioli sono dolci, curiosi, e qui sembra volerti dire: eccomi, sono qui Manuel, fammi una foto così puoi ammirare la mia bellezza!
    Bravo Manuel come sempre.

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