Site icon Manuel Chiacchiararelli

Che paura… ma che meraviglia! / How scary … but how wonderful!

La settimana scorsa sono andato a fare un giro di perlustrazione nella regione dello Småland, più a nord di Malmo, per cercare di trovare quel foliage, ossia quei colori autunnali, che qui erano ancora molto indietro.

Come faccio spesso, ho seguito l’istinto: ho trovato una stradina che mi ispirava, ho controllato la cartina e, visto che potevo fare un comodo giro ad anello, ho parcheggiato la macchina e sono partito per la mia escursione.

Già dopo solo pochi passi, ho notato i chiari segni del passaggio dei cinghiali, ossia intere aree di sottobosco completamente rivoltate, ridotte in zolle.

Poco dopo, ho iniziato anche a sentire un forte odore, odore di cinghiale. È difficile da spiegare a parole, ma è un odore che, fatta l’abitudine, si riconosce: selvaggio, intenso, “grasso”, se mi lasciate questo termine.

Sentivo la presenza nell’aria, potevo udire dei rumori, ma nonostante quanto fossi attento ad ogni minimo dettaglio, fruscio, movimento, non riuscivo a vederli.

Torno alla macchina, un po’ con rammarico per la sensazione di saper di essere stato così vicino a degli animali, senza aver avuto la possibilità di essere riuscito a fotografarli. Ma poi…

Mentre sto posando lo zaino sul sedile passeggero, sento un rumore di passi che si avvicinano, smuovendo le foglie secche. Alzo lo sguardo e mai mi sarei immaginato di vedere quello che ho difronte: una grossa e grassa femmina di cinghiale si avvicina piano piano, cospicua e tenendomi sott’occhio, dall’altra parte dell’abitacolo.

Il cuore comincia ad andare all’impazzata, cerco di tenerla sott’occhio mentre riapro lo zaino e tiro fuori la reflex appena messa via. È l’imbrunire, la foresta è scura ma non voglio perdere l’occasione, setto le impostazioni come meglio credo e inizio a scattare.

La femmina si avvicina, tanto che ho problemi a farla stare tutta nello zoom. Inoltre, concentrato come sono su di lei, non mi accorgo subito che altri cinghiali si stanno avvicinando.

Tremo dall’emozione, dalla tensione e dalla paura, tanto che mi guardo le spalle per essere sicuro di non essere circondato. Altri cinghiali sbucano dal nulla, tutti incuriositi da me, tutti come se attendessero un segnale dalla matriarca per sapere cosa fare.

Non so dove puntare l’obbiettivo, mi sento protetto essendo dall’altra parte della macchina, ma al tempo stesso no: avere una quindicina di cinghiali a pochi metri da sé non è una cosa da tutti i giorni, e per quanto sia felice, so che devo stare attento.

Quando vedo sbucare anche i piccoli, e li vedo che avvicinarsi curiosi, scatto le ultime foto e decido di andare: mi calo nell’abitacolo, passo dalla parte del conducente, sparo un colpo di clacson che li spaventa e li allontana un po’, giro le chiavi e parto…

Il cuore che batte veloce, in bocca il sapore dell’adrenalina… e i miei occhi che si riempiono di lacrime di commozione…

Poco dopo mi sono dovuto fermare per riprendere fiato e controllare la camera per rendermi conto di non avere sognato…

Foto scattate con Nikon D500 + Tamron SP 150-600mm F/5-6.3 Di USD G2 SLR

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Last week I went on a scouting tour in the Småland region, further north of Malmo, to try to find that foliage, i.e. those autumn colours, which were still far behind here.

As I often do, I followed my instinct: I found a small road that inspired me, I checked the map and, since I could take a comfortable loop, I parked the car and left for my excursion.

After only a few steps, I noticed the clear signs of the passage of wild boars, that is, entire areas of undergrowth completely turned over, reduced to clods.

Soon after, I also started to smell a strong smell, wild boar smell. It is difficult to explain in words, but it is a smell that, once you get used to it, can be recognized: wild, intense, “fat”, if you leave me this term.

I felt the presence in the air, I could hear noises, but despite how attentive I was to every little detail, rustle, movement, I couldn’t see them.

I go back to the car, a little with regret for the feeling of knowing that I have been so close to animals, without having had the chance to be able to photograph them. But then…

While I am placing my backpack on the passenger seat, I hear the sound of approaching footsteps, stirring up the dry leaves. I look up and I would never have imagined seeing what I have in front of me: a large and fat female wild boar approaches slowly, conspicuous and keeping an eye on me, from the other side of the cockpit.

My heart begins to go wild, I try to keep an eye on it while I reopen the backpack and take out the reflex just put away. It’s dusk, the forest is dark but I don’t want to miss the chance, I set the settings as I see fit and start shooting.

The female approaches, so much so that I have trouble getting her all into the zoom. Also, focused as I am on her, I don’t immediately notice that other boars are approaching.

I tremble with emotion, tension and fear, so much so that I look over my shoulder to make sure I’m not surrounded. Other wild boars emerge from nowhere, all intrigued by me, all as if waiting for a signal from the matriarch to know what to do.

I don’t know where to aim the camera, I feel protected being on the other side of the car, but at the same time I don’t: having about fifteen wild boars a few meters from you is not something every day, and as happy as I am, I know I have to be careful.

When I see the little ones emerge too, and I see them approaching curious, I take the last photos and decide to go: I drop into the passenger compartment, step over to the driver’s side, I shoot a horn that frightens them and pushes them away a bit, I turn the keys and leave…

My. heart is pumping fast, the taste of adrenaline in my mouth… and eyes full of emotional tears…

Just after I have to stop the car and calm down, and watching at the pictures in the camera, realise it wasn’t a dream…

Pictures taken by  Nikon D500 + Tamron SP 150-600mm F/5-6.3 Di USD G2 SLR

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