Voglia di andare / Will to Go

Nel 2012 scrivevo quanto segue, non sapendo ancora che solo quattro anni dopo avrei trovato anche io il coraggio di uscire da quella prigione e riprendere in mano la mia vita per farne quello che voglio.
Una cosa mi ha colpito, rileggendomi, ossia quella parola “ancora” proprio quando parlavo del coraggio di cambiare: in cuor mio sapevo che lo avrei trovato, nel profondo ero convinto che ci sarei riuscito!

Perché non è mai troppo tardi per cambiare la propria vita e per decidere di andare, tralasciando la strada comune per inseguire la nostra…

“Penso spesso ai paesaggi sconfinati della Patagonia argentina.
Non ho bisogno di riguardare le migliaia di foto che ho scattato allora, porto questi paesaggi dentro di me e spesso le immagini sfilano davanti ai miei occhi, come un lento slide-show, sulla musica della mia malinconia. E penso…

Penso alla grandezza, all’immensità, ad una natura sconfinata così difficile da immaginare e credere reale.
Difficile credere che ci siano ancora posti così, immacolati e selvaggi, in un mondo che avanza e distrugge. Difficile, se non impossibile, non sentirsi stretti chiusi nelle mura della nostra abitazione, del nostro lavoro, del nostro futuro già disegnato.
E allora torna la voglia di andare, di viaggiare, di scoprire angoli remoti dove, forse, è possibile ritrovare se stessi.

Penso al film “Into the Wild” e a Christopher McCandless ; penso a “Grizzly Man” e Timothy Treadwell; penso a tutte quelle persone, e sono sempre di più, che hanno avuto il coraggio di fare scelte importanti e cambiare la loro vita.
Persone, ragazzi, che hanno avuto il coraggio di inseguire i loro sogni, di fare qualcosa di più in questo mondo, per non morire di lavoro, di routine e di passaggi imposti dalla società nella vita di ognuno.

E maledico me stesso per non aver (ancora) avuto il coraggio di andare come ho sempre sognato, per non essere riuscito (ancora) a lasciare una vita che mi ingabbia; per aver sempre trovato solo e soltanto scuse anche quando era inconcepibile ammettere di avere un solo posto dove vivere e tornare, con un mondo sconosciuto là fuori.

Perché non si può e non si dovrebbe sprecare un’esistenza….

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In 2012 I wrote the following, still not knowing that only four years later I would also find the courage to get out of that prison and take my life back to do what I want with it.
One thing struck me, rereading myself, namely that word “yet” just when I spoke of the courage to change: in my heart I knew that I would find it, deep down I was convinced that I would succeed!

Because it is never too late to change our’s life and to decide to go, leaving the common path to pursue ours…

“I often think about the endless landscapes of Argentinean Patagonia.
I do not need to look at the thousands of photos that I took then, I carry these landscapes inside me and often they pop-up in front of my eyes, as a slow slide show, on the music of my melancholy. And I think…

I think about the vastness, the immensity, and a boundless nature so difficult to imagine and believe real.
It is hard to believe that there are still places so immaculate and savage in a world that is advancing fast, destroying everything on its way…Hard, if not impossible, not to feel tightly trapped in the four walls of our home, our work, our already fixed common future.
And then it comes back the urge to go, to travel, to discover remote corners where, perhaps, it is possible to find oneself again.

I think about “Into the Wild” and Christopher McCandless; I think about “Grizzly Man” and Timothy Treadwell; I think about all the people, and there are more and more, who had the courage to make brave choices and change their life.
People who have had the courage to follow their dreams, to do something more in this world, to do not die of work, routines, and all the others steps the society imposes to everybody’s life.

And I curse myself for not having (yet) found the courage to go as I have always dreamed about, for not having (yet) left this tricky and imprisoning common life; for having always found only and merely excuses, even when it was inconceivable to admit to having only one place to live and return, when there is an entire unknown world out there waiting for us.

Because one can not and should not waste life…


24 risposte a "Voglia di andare / Will to Go"

  1. Ciao Manuel, è vero che non si dovrebbe sprecare un’esistenza, però il punto vero è il senso che diamo alla nostra vita, anche quando non possiamo o non siamo in grado di sceglierla. Io sono una psicologa e mi occupo anche di cure palliative. Vedo le persone negli ultimi periodi della loro vita, e ho capito che quelli che muoiono più “sereni” sono quelli che hanno trovato senso nell’esistenza (non parlo di religione). E il senso non ha a che fare con le cose realizzate, ma in quel che noi abbiamo messo dentro alle cose della nostra vita.
    Ti auguro di trovare la via d’uscita d’uscita dalla tua gabbia… fuori o dentro di te…
    Ciao! Chiara

    1. ciao Chiara
      prima di tutto grazie per l’augurio e contraccambio, anche se mi sembra tu abbia trovato una certa “serenità”
      Trovare un senso all’esistenza certo, per qualunque cosa si faccia, o almeno trovare o avere delle spiegazioni da darci sul perché abbiamo deciso di spenderla in questo modo.
      Spesso, per quelli che la vita la possono scegliere, non è così facile come possa sembrare perché vincolati e ingabbiati appunto dal mondo circostante.
      I film di cui parlavo, oppure il viaggio di carlo (lo seguo su facebook e ha quasi 5.000 fans) mi dicono che c’è parecchia gente con gli stessi sogni…ma quanti poi realmente sono pronti a lasciare tutto?

  2. Io sarei terrorizzata all’idea di lasciare tutto. Ho già fatto fatica a spostarmi da Torino a Milano! Però io sono un’introversa, più attratta dai viaggi interiori, dalle avventure dell’anima, mia e altrui. Li trovo sorprendenti, affascinanti, pieni di ricchezze. Incontrare le persone, per me, è come scoprire una terra sconosciuta. Forse cerchiamo le stesse cose, ma per strade diverse. Non ho visto Into the wild, ma me ne ha parlato molto mio marito. Credo di comprendere il bisogno di quella ricerca. Io però sono una cittadina; mi piace la natura, mi rigenera, però poi ho bisogno di tornare a casa. (Mi ha fatto molto ridere la frase del vecchio montanaro di cui hai parlato, quello che si rompe anche i coglioni…)
    In città mi sento libera; quando cammino per le strade immersa nella vita brulicante, o quando cerco le strade solitarie, sono quasi felice, provo un senso di “espansione” come quando respiro nella natura. Certo, l’aria inquinata non è il massimo, però… pazienza…
    Sono stata dentro a diverse gabbie. Di alcune mi sono liberata, con altre ci convivo cercando di allargare via via lo spazio disponibile… ma posso dire di essere serena e continuo il mio viaggio…

    1. Ma infatti chiara il viaggio deve prima di tutto essere un viaggio interiore, prima che fisico. si può anche mollare tutto e andare dall’altra parte del mondo, ma se non ti sleghi da alcuni vincoli alla fine è come se non fossi mai partito…e forse è quello che sto aspettando , quella forza di slacciarsi completamente da i canoni di una vita imposta, e per questo considerata normale, a andare a prendersi qualcosa in più.
      Anche se poi quel qualcosa in più è solo un utopia, come invidiare il vecchio montanaro senza renderci conto che, forse, anche noi ci romperemo dopo un po a stare da soli in mezzo alla natura
      Buon viaggio, comunque !

  3. Grazie…. E a proposito di vincoli da cui slegarsi, mi hai fatto venire in mente una riflessione che ho trovato nel libro “Mille fili mi legano qui” di Silvia Bonino, una psicologa torinese. Te la riporto come augurio per il tuo viaggio, per la tua ricerca: “Chiunque egli sia, sano o malato, anch’egli è legato qui da mille fili, come ricorda la frase di Etty Hillesum a cui il titolo del libro si ispira. Talvolta questi fili possono essere lacci che limitano il cammino e soffocano lo sviluppo, ma assai più spesso sono solide corde che ci ancorano al mondo e lungo le quali ci arrampichiamo per crescere. E’ in questo ricco intreccio di fili che ci legano agli altri, alla cultura e alla natura che si dispiega la vita di ognuno.”
    Ciao Manuel

  4. Devo dire che io ho cambiato vita e mi sono spostata spesso per famiglia, ma il fatto di dovermi inventare ogni volta mi ha aiutato molto e mia figlia ha cambiato pelle come dice lei e ne è felice

    1. Anche il solo fatto di spostarsi sempre e riadattarsi è una forma di coraggio e non è da tutti.
      Brava, sicuramente tua figlia avrà imparato molto da questo 😊

  5. Molto interessante il tuo dialogo con la psicologa. Sono percorsi diversi importante per me che alla fine ci sia qualcuno che mi ricordi nel bene,ma quello che si scrive dipende anche dall’età in cui lo si scrive 🙋

    1. Sì, l’incontro con lo psicologo è stato davvero importante ed interessante, mi ha aiutato a capire molto di me.
      E sono d’accordo anche che il tempo in cui scriviamo determina i nostri stessi scritti: sto rileggendo quello che scrivevo anni fa, e non solo su questo blog, e mi accorgo che delinea bene la strada che ho percorso…

  6. Il problema non è tanto lo spostarsi, perchè io ad esempio in vita mia l’ho fatto ben 8 volte. Ho lasciato tutto e iniziato sempre una nuova vita. Ma la differenza sta nell’andarsene in un posto completamente diverso da quello in cui viviamo, ossia andare in un altro stato. Infatti l’esperienza più produttiva e positiva per me è stata quando mi sono trasferita a Londra. Gli altri spostamenti in carie cuttà italiane non mi hanno dato la stessa energia. Dunque la sfida non è di cambiare posto ma di andare in un luogo lontanissimo, dove c’è una cultura completamente diversa dalla nostra.

    1. Certo, andare lontano dalla zona di confort, in poche parole, aiuta sicuramente a crescere perché ci mette alla prova, te lo dice uno che a 19 anni si È trasferito da Roma al SüdTirol 😃e a 25 in Danimarca.
      Ed è proprio quella voglia di andare e mettersi in discussione, sempre, che non dovremmo perdere mai. E, soprattutto, non dovremmo permettere alla vita “normale” di toglierci…

      1. Io a 18 anni dopo il diploma son andata subito a vivere a Londra ed è stato bellissimo. Invece in Italia son stata a Milano, Torino, Palermo ecc..
        Ma non mi son trovata bene che a Milano, anche se per me era troopo piccola. Adesso vivo in un paese (,non per scelta mia) e non mi piace affatto lo stile di vita che c”è qui. 😐

      2. Il posto è molto bello e pieno di verde e di boschi. Ma è la gente che sta antipatica e poco socievole. Dovrei essere alcolista per andar d’accordo con loro ma siccome non bevo son fuori da tutto. 😐

      3. 😂😂 Conosco il tipo di paese allora, anche in montagna si beveva molto, per fortuna non ho mai avuto problemi a farlo 😂😂

      4. Bè io non lo trobo giusto il fatto che devo bere per forza. Io sovializzo benissimo senza alcool. Quando vivevo in città avevo molti amici e senza un goccio di nulla. Qui gira tutto intorno all’aperitivo e ai superalcolici. La gente deve bere per aprirsi un pò. Non lo trovo giusto. Devo per forza andare al pub e ubriacarmi per esser considerata. È uno strazio.

      5. Capisco, effettivamente se riguardo indietro a quel periodo, mi accorgo che avevo solo tanti amici di bicchiere…
        Ed è davvero triste…

  7. Per me la voglia costante di andare da un’altra parte è la voglia di incontrare altri pezzi di me stesso che non ritrovo più nella quotidianità. È un’infinito ricercare che ti fa sentire connesso con quello che abbiamo seminato e quanto ancora abbiamo da seminare.

    1. Completamente d’accordo, Enzo, e la metafora degli spazi sconfinati e selvaggi della Patagonia, simboleggia per me l’Universo interiore che abbiamo ancora da scoprire.
      Il problema è quando la vita “comune” ti ingabbia togliendoti quella voglia di andare…

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