Il Nostro Tempo al Tempo dei Social / Our Time at the Time of Social Media

È tardi, le due di notte passate.
Sono sdraiato sul divano, la stanza illuminata solo dalla luce del telefonino che tengo in una mano, mentre con l’altra scorro le notifiche di Fb.
Velocemente, una dopo l’altro, scorro gli aggiornamenti della mia home passando in rassegna foto, citazioni, video, post. Questi ultimi, se sono più lunghi di 5 righe neanche li leggo: non ho tempo, devo andare avanti…
Sono stanco, lo ero già prima, da qualche ora ormai, ma non riesco a smettere.
Continuo a scrollare, scrollare, scrollare…

Un paio di anni fa mi sono ritrovato in questa situazione, inquietante sotto molti punti di vista: ero assuefatto, drogato dai social, dal bisogno di essere online, di non perdermi nulla.

La cosa mi fece riflettere, e non poco: perché sentivo questo bisogno, questa necessità di controllare avidamente cosa succedeva su quel social?
Semplice: perché è quello che vogliono, il motivo per cui i social sono nati ed esistono.
E la cosa più grave è che si stanno espandendo sempre di più e tengono sempre più persone imprigionate, inghiottite dal vortice di quel vizioso meccanismo.

Qualcuno la ha definita la droga del nuovo millennio, qualcun altro arma di distruzione di massa. In ogni caso l’avvento dei social ha avuto, sta avendo ed avrà un grande impatto sulla vita delle persone finendo addirittura, in realtà lo ha già fatto, per influenzarla e condizionarla.
E tutto fatto ad hoc, studiato a tavolino…

Leggevo poco tempo fa di come le notifiche rosse che compaiono sulle app del nostro telefonino non siano un caso, ma sono atte e studiate deliberatamente per creare in noi una sorta di allarme, la sensazione che qualcosa di importante è appena successa e, se noi non controlliamo subito, abbiamo quindi la sensazione che ci stiamo perdendo qualcosa.
Ma cosa stiamo perdendo, alla fine, se non solo il nostro tempo? Sonno veramente tutte così importanti per la nostra vita le notifiche che riceviamo ed andiamo a spulciare?

Spesso mi è capitato di parlare con alcune persone di come vorrebbero fare tante altre cose nella loro vita, di come vorrebbero seguire di più le loro passioni, di come vorrebbero anche cambiare radicalmente la loro vita.
Alla domanda perché non lo fanno, solitamente rispondono con la scusa di non avere tempo, ma poi le vedi incollate al telefonino, ora dopo ora, a scrollare veloci con le dita, impossibilitate a fermarsi.

Siamo sicuri di non avere tempo? O forse potremmo impiegare quel poco tempo che abbiamo in modo migliore?

Certo, immaginare una vita senza social è pura utopia, ormai fa parte della nostra vita, inutile negarlo.
Io stesso li uso, sia per lavoro che per divertimento, ma ho imparato a cercare di farne un uso moderato, di non lasciarmi condizionare da loro, di non rinunciare al mio tempo, alle mie passioni, alla mia vita perché DEVO essere online, perché DEVO sentirmi partecipe di quello che succede in rete.

Quello viene dopo, prima viene il mio tempo: il tempo per me, il tempo per quello che mi fa stare bene, il tempo per dare un senso alla mia vita.
E per essere libero da qualsiasi schiavitù.

Riprendetevi il vostro tempo, che la vita, quella vera, sta succedendo al di fuori di quello schermo…

It’s late, past two in the morning.
I’m lying on the couch, the room lit only by the light of the phone I hold in one hand, while with the other I scroll through the FB’s notifications.
Quickly, one after the other, I scroll the updates of my home by browsing photos, quotes, videos, posts. These, actually, if they are longer than 5 lines I don’t even read them: I don’t have time, I have to move forward, to the next one…
I’m tired, I’ve been tired for a few hours now, but I can’t stop.
I keep scrolling, scrolling, scrolling…

A couple of years ago I found myself in this situation, disturbing from many points of view: I was addicted, drugged by social media, by the need to be online, to be part of everything happening on the net…

It made me think, and not a little: why did I feel this lack, this need to avidly control what was happening on that social network?
Simple: because that’s what they want, the reason why social networks are born and exist.
And the most scary thing is that they are expanding more and more and holding more and more people imprisoned, swallowed up by the vortex of that vicious mechanism.

Some called it the drug of the new millennium, someone else a weapon of mass destruction. In any case, the advent of social media has had, is having and will have a great impact on people’s lives and even influence it and condition it. (actually has already done so!)
And all done ad hoc, carefully planned…

Not long time ago I read about how the red notifications that appear on the apps of our mobile phone are not a coincidence, but they are developed and studied to create in us a sort of alarm, the feeling that something important has just happened and, if we don’t check it immediately, we have the feeling that we are missing something.
But what are we losing, in the end, if not just our own time? Are all the notifications we receive and quickly check really all so important to us, to our lives?

I have often talked to some people about how they would like to do many other things in their lives, how they would like to follow more their passions, fulfil their dreams and even radically change their lives.
When asked why they don’t do it, they usually respond with the excuse of not having time, but then one can see them glued to the phone, hour after hour, scrolling fast with their fingers, unable to stop.

Are we sure we don’t have time? Or maybe we could use the little time we have better?

Of course, imagining a life without social media is pure utopia, now it is part of our life, impossible to deny it.
I myself use them, both for work and for fun, but I have learned to try to use them moderately, not to let myself be influenced by them, not to give up my time, my passions, my life because I MUST be online, because I MUST feel involved in what is happening on the net.

That comes later, first my time comes: time for me, time for what makes me feel good, time to make sense of my life.
And to be free from any slavery, even this one…

Take back your time, that life, the real one, is happening outside that  screen…

19 pensieri su “Il Nostro Tempo al Tempo dei Social / Our Time at the Time of Social Media

  1. Qualcuno di recente mi ha detto che vita virtuale e vita reale sono la stessa cosa. Capisci a che punto siamo arrivati? E la maggior parte delle persone la pensa così purtroppo. Io ho scritto molti post per mettere in guardia la gente ma troppi son assuefatti e mi danno dell’antica perchè io non sto sui social e non sto sempre online. La normalità è diventata quella. Tu sei uno dei pochi che si è reso conto e liberato. Ma ormai son quasi tutti schiavi. Hanno fatto un buon lavoro. Conoscono la mente umana e i punti deboli.

    • Purtroppo la concezione è quella, oramai, ed È sempre più difficile fare una distinzione tra le cose proprio perché, oramai, internet e quindi i social fanno parte della nostra vita.
      Ma che la vita sia solo social no, questo non lo posso accettare.
      Come non posso accettare che adesso bastano i social a tenerci tranquilli e buoni…

  2. Concordo con ogni tua parola Manuel se si diventa dipendenti dai social si rimane prigionieri di una realtà inesistente con il risultato di sentirsi ancora più soli. La vita è fuori dai social e se qualche volta si vuole condividere un momento particolare con qualcuno che abbia le stesse nostre passioni va bene…ma da lì a stare incollati sullo schermo diventa davvero uno spreco di tempo 😉

    • Come tutto penso che dipende dall’uso che se ne fa: c’è chi lo usa per lavoro, ci sono le persone anziane o sole che lo usano per avere compagnia, si può anche usarlo per passare il tempo, informarsi o confrontarsi.
      Ma il tempo non può essere quello, come la nostra vita non può essere quella sul social: la vita va vissuta, non ostentata e soprattutto non “falsificata” da apparenze non vere.
      E non andrebbe sprecata, buttata nella trappola costruita ad arte per non farci pensare.
      E per non farci essere felici…

  3. Manuel questo tema è di grande attualità. Nella mia esperienza ho notato che nel rapporto con i social “comunque” poi sulla distanza prevale il mio modo di essere e di interagire con i miei ritmi e di miei interessi così come accade fuori dal contesto “social media”. Mi ricordo che dopo l’approdo su facebook quasi subito ho avuto un sacco di richieste di amicizia e io stesso ho chiesto a tanti conoscenti la loro. Il risultato dopo un poco fu un senso di fastidio da notifiche, venivo messo a conoscenza di ciò che gli altri postavano e questo per tanti mi ha fatto pensare:” Ah ecco…se non ci sentiamo da 3 anni c’era un motivo”. Così dopo un pò ho iniziato a modificare le notifiche e alla fine mi sono ritrovato con quelli che comunque erano già il mio giro di persone con cui mi relaziono e con le pagine dei miei principali interessi.
    Comunque sono delle droghe, lo ammetto, solleticano i ns istinti e le ns pulsioni e dietro c’è lo studio e c’è la ricercatezza dei contenuti e delle forme e di immagini che più attivano i ns neuroni e le ns pulsioni. Credo che ci sarà tanto da lavorare per conservare la libertà nel loro uso, lavorare molto di conoscenza di se , di consapevolezza di se e di potenziamento delle capacità di decidere in armonia con il proprio essere autentico per non essere travolto dal mare di spinte pulsionali al “fare/avere/possedere/vedere/sapere” per forza tutto.

    • Credo di aver fatto lo stesso percorso, con Fb, ossia seguire la spinta della novità (era il 2007 credo) per poi, lentamente, ritrovarmi a rivedere il tutto.
      Non tanto, però, perché rientravano nella mia vita persone che avevo rimosso o fatto uscire, ma perché mi rendevo conto di come persone che vedevo ogni giorno su Fb cercavano di apparire chi non erano veramente.
      Primo campanello d’allarme, internet cambia le persone.
      E credo che annche questo sia studiato a tavolino da chi ha elaborato il tutto perché permette a tutti di poter sfogarsi (al sicuro) di poter reinventarsi, di poter fingere e di poter vivere una vita non propria.
      E questo spiega anche l’odio che oramai abbonda sui social, sulla quasi impossibilità di avere dei discorsi senza cadere nell’offesa.
      È un discorso lungo, complicato.
      Rimane il fatto che credo veramente che sia un modo per tenerci buoni, a vivere nella finzione.
      A testa bassa, nella vita, perché a guardare quel telefonino…

  4. Hai ragione, è un tema complicato e complesso.
    Io non uso mai lo smartphone per i social (non ho installato le app), così – dovendo usare il pc – riesco almeno a impormi un confine tra social e sociale.
    (e buongiorno!)

    • Fai bene!
      Io diciamo che, usandoli anche per lavoro, non posso fare a meno di poterli controllare sempre e dovunque, ma se faccio altro (scrivere, lavorare alla foto, leggere o anche solo essere in Natura) mi impongo di non utilizzare i social per tutto il tempo necessario.
      Essendo studiati a tavolino per “drogarci” a volte ci casco anche io, lo ammetto, ma poco dopo riesco a staccarmene e continuare a fare qualcosa di più importante.

      • Ci caschiamo tutti, tranquillo. Trovo piuttosto anacronistico “scandalizzarsi” per questa sorta di… deriva e, personalmente, non credo molto a chi si dichiara completamente “sobrio”.
        Anche io uso il pc per lavoro (eh, come si fa a lavorare sullo smartphone? a me serve solo per la mail) e Internet mi serve per fare ricerche, verifiche, ecc., ma questo non ha nulla a che vedere con i social, che sono una sotto-categoria del web, una cosa in più. Quando lavoro, FB non lo apro proprio.
        Uso ogni genere di Ad Blocker, filtri e altro, e comunque le pubblicità, quando ci sono, manco le guardo. Se qualche sito mi chiede di disabilitare i blocchi, smetto di frequentarlo. Ogni giorno faccio le pulizie del pc e mi levo dai piedi un sacco di MB che occupano spazio, pesano e rallentano.
        Ora, per esempio, sono reduce da una breve vacanza e non ho portato il pc. Visto che con lo smartphone, a parte ricevere qualche sms o messaggio WhatsApp o mail (ma queste le apro quando mi pare), sono stata benissimo, senza sentire alcuna mancanza di tipo digitale.
        Ogni epoca ha le sue “droghe” e i suoi (più o meno, o per niente) drogati 🙂

      • Esatto, mi È venuto da pensare a come fosse diventata una droga anche la tv, quando le famiglie si raggruppavano per vederla insieme il sabato sera, oppure la parodia sul telecomando in uno dei film di Fantozzi (geniale).
        dipende sempre l’uso che se ne fa, vero, però ho davvero l’impressione che i social sono studiati appositamente per non farteli lasciare, per spenderci il tuo tempo dal quale loro ricavano i guadagni.
        E questo mi da da penare, e molto, riguardo al futuro…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...