Sereno / Serene

(ENGLISH BELOW)

Per quanto se ne possa pensare, qui nel sud della Svezia la neve è un fatto abbastanza raro e sporadico, soprattutto a Malmö e lungo la costa. Avere poi una discreta nevicata seguita da una giornata di sole è un fatto del tutto eccezionale.

Così quando sono tornato dalla Polonia trovando una Svezia imbiancata, dopo averne avuto un piccolo assaggio girovagando un po’ appena atterrati (poi siamo andati a riposare essendoci dovuti svegliare alle 3.30 della mattina…) e dopo aver controllato le previsioni per il giorno dopo che davano bel tempo, ho deciso di dedicare l’intera giornata ad un’uscita fotografica.

Questa volta le previsioni non hanno mentito e già dalla mattina un bel e rigenerante sole illuminava la città innevata.
Mi sono preparato in fretta per non perdere neanche un secondo di quell’evento eccezionale, per noi, abituati come siamo al grigiore opprimente di giornate anonime, nuvolose, ventose. No, quel giorno era diverso: uscendo ho trovato un’aria calma, temperatura decisamente calda rispetto al freddo siberiano dei giorni precedenti, una sensazione di serenità sottolineata anche dal cinguettio degli uccelli tra gli alberi nel cortile.
Sentivo che quel giorno mi avrebbe regalato qualcosa di grande.

Sono partito direzione nord, senza una precisa meta ma deciso a lasciarmi trasportare dal mio sesto senso.
Risalendo la E22 subito dopo Lund, dove gli spazi di aprono e distendono a vista d’occhio, ho avuto come l’impressione di essere avvolto da un bagliore di luce: il sole riscaldava il terreno dal quale si alzava una sottile foschia che rifletteva il riverbero della neve e, dove non c’era altro che appezzamenti di terreno solitamente adibiti alle coltivazioni, sembrava di fluttuare in un bianco oceano.
Di tanto in tanto apparivano dal nulla le sagome nere di alberi e fattorie, e poi quelle più alte delle pale eoliche che si stagliavano contro un cielo blu profondo.
Ho cambiato subito itinerario per cercare di immortalare quella situazione prima che si dissolvesse: ho preso la prima uscita e poi subito una stradina laterale attraversando i campi.

Adoro prendere queste strade secondarie, a volte delle vere e proprie mulattiere che portano a fattorie o piccole frazioni, perché ho la possibilità di guidare lentamente, senza traffico alcuno, e guardarmi attorno.
Quasi subito sulla mia sinistra vedo un gruppo di caprioli: ho la camera pronta sul sedile del passeggero e scatto qualche foto direttamente dal finestrino per evitare di scendere e spaventarli; poco dopo, sulla destra, trovo invece un paesaggio che mi ispira per qualche altro scatto.
Mi fermo, scendo dalla macchina e noto che non ho neanche bisogno della giacca: il sole è caldo e non c’è vento alcuno, solo silenzio e pace.
È una bellissima giornata, e non sono neanche le 11 di mattina…

Proseguo il mio vagabondare, già felice e soddisfatto per il risultato odierno. Ad ogni incrocio seguo l’stinto e decido al momento che direzione prendere; ad uno in particolare ho un tentennamento: destra o sinistra? Le strade mi ispirano entrambi, ma decido di prendere a sinistra e, subito dopo, mi accorgo di aver fatto la scelta giusta.
Sul campo di lato vedo qualcosa che si muove, rallento e aguzzo lo sguardo e trovo una sessantina di daini, la maggior parte distesi a crogiolarsi al sole e quasi mimetizzati tra le zolle di terra che sporgono dalla neve.
Fermo la macchina, faccio qualche scatto dal finestrino ma vedo che non mi danno troppa importanza e non sembrano affatto spaventati; così decido di scendere per avvicinarmi il più possibile. Guardando attraverso il mio teleobiettivo vedo che ce n’è uno bianco, uno più chiaro e maculato e un altro più scuro. Sono talmente tanti che non riesco a prenderli tutti nella stessa foto.

Si alzano, disturbati ma non intimoriti dalla mia presenza, poi un gruppetto si dirige verso nord: li seguo con l’obiettivo, poi decido che è tempo di lasciarli in pace e riprendo il tragitto.
Subito dopo, mi rendo conto che dall’altra parte della strada c’è un altro gruppo di daini, più lontani, dove il gruppetto si stava dirigendo: rifermo la macchina, scendo e mentre provo a vedere se ne possa uscire qualche buono scatto, due lepri attraversano il campo innevato.
Qualche foto a loro, qualcuna ai daini lontani, poi cambio lente e fotografo il paesaggio seguendo le positive vibrazioni che tutta quella situazione mi regala.
Sono felice, sono ispirato, e mi sento estremamente fortunato di poter vivere e godere tutto questo, tutte le sorprese che Madre Natura riesce a regalare.
Sempre.

E mi chiedo: è stata solo fortuna il fatto di aver preso preso proprio quella strada? È stato solo “un caso” che abbia deciso di fare proprio quel percorso?
Penso spesso a queste cose durante i miei itinerari senza una meta precisa, quello che io chiamo “perdersi”: giro senza destinazione alcuna, spesso senza senso, almeno in apparenza; molte volte faccio interminabili giri senza che “succeda” nulla di straordinario, centinaia di chilometri che alla fine sembrano completamente “sprecati”; altre volte, come questa, giro e rigiro per poi, all’improvviso, imbattermi in qualcosa di straordinario.
E non è forse questa una metafora della nostra esistenza?

Quante volte girovaghiamo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, con l’impressione di non avere direzione alcuna perché, in realtà, non sappiamo dove andare? Quante volte brancoliamo nel nulla senza trovare un senso che giustifichi il nostro peregrinare?
E quante volte poi, inaspettatamente, troviamo quello che invece da un senso a tutto il resto, al percorso fatto fino a quel momento, a tutte le deviazioni, stop, pause, incidenti, che ci hanno portato proprio lì, in quel preciso momento, a trovare quello che non sapevamo neanche che stavamo cercando?

Pensieri “pesanti” ma che questa volta mi cullano dolcemente, mentre continuo a guidare e perdermi per tutta la giornata, ripensando al mio passato e a tutte le “coincidenze” che mi hanno portato qui.
Non c’è malinconia oggi, ma solo la preziosissima e rincuorante sensazione che ne è valsa la pena, e che tutto quello che ho passato in vita mia è accaduto per un motivo: per vivere e godere ancora, oggi, di uno di quei “momenti” in cui ogni cosa ha un senso ed è al posto giusto.

Continuo a guidare attraverso foreste innevate, lambendo altri animali che non riesco a fotografare e quelli che non vedo neanche, sfuggendo altri luoghi e situazioni che, sicuramente, non sono per me questa volta.

Torno a casa al tramonto felice, soddisfatto a livello professionale per i miei scatti di oggi, e immensamente più sereno come uomo.
E, sicuramente, questa è la cosa più importante!

Di seguito trovate tutte le foto della giornata.

Camera: Nikon d750 / Obiettivi: nikon 24.120 f4 + Tamron 150-600 f5.3-6

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