Pensieri di scritti, scritti di pensieri

Come scrittore, quale mi reputo, considero la penna e il foglio bianco (anche se dovrei dire , ahimè, ultimamente più computer e tastiera) miei inseparabili compagni di viaggio.
Ma lo sono anche i pensieri, perché scrivo prima nella mia mente, che su carta o monitor.
Scrivo mentre cammino, mentre vado al lavoro, mentre guido, mentre prendo una pausa; scrivo in aereo, al mare o su una cima di una montagna; scrivo prima di addormentarmi, appena sveglio e qualche volta scrivo anche nei sogni.
Scrivo: parole, pezzi di frasi, pensieri magari incompiuti, che so che un giorno andranno a finire scritti, o stampati, da qualche parte.
Perché devo scrivere, devo vedere le mie poesie, i miei racconti, i miei mezzi capitoli di romanzi mai finiti. Devo scrivere per poi ritrovare pezzi di carta volanti, magari in qualche vecchio scatolone, qualche frase su qualche libro, qualche riga nei file di computer, chiavette, hard disk esterni…
E le parole, e quindi i pensieri, restano allora scritte.

Si dice che le parole fanno male, ma quelle dette o sentite si perdono a volte nel tempo e nella memoria.
Le parole scritte invece rimangono, sempre. Come una prova, una traccia, un indizio, una colpa.

Lascio alla difesa e all’accusa la risoluzione del caso…

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