Se non sei visibile, non esisti

O se meglio volete ”Se non appari, non esisti” è la nuova campagna pubblicitaria per invogliare i ciclisti svedesi, ad indossare i fratini/giubbini catarinfrangenti ed abbassare così il rischio di incidenti.
La trovo una buona idea, ma a me ha fatto pensare, non chiedetemi per quale motivo, che questo potrebbe essere l’imperativo per la società moderna e il mondo in cui viviamo.
Certo, non scopro l’acqua calda affermando che, andando sempre più avanti nel tempo, l’apparire diventa sempre molto più importante dell’essere. D’altra parte, basta guardare al mondo dello spettacolo, della pubblicità, della televisione e del cinema per rendersi conto di quanta apparenza, e poca sostanza, ci viene servita ogni giorno.

Qualche tempo fa leggevo un trafiletto su un quotidiano svedese, dove si diceva che l’80% delle donne (svedesi appunto) tra i 15 e i 35 anni di età, era, o almeno era stata, insoddisfatta del proprio corpo e del proprio aspetto fisico, perché costretta ogni giorno a scontrarsi con gli standard di bellezza imposti appunto dal marketing e dalla pubblicità.
La primavera scorsa, una famosa catena di negozi (Åhlens) fece scalpore per aver utilizzato manichini dalle forme “più pienotte e in carne” rispetto a quelli “perfetti” cui siamo abituati. La campagna, personalmente, la considero solo un buon colpo di marketing per l’azienda che, subito dopo ha ricominciato ad usare gli stessi manichini di sempre e le stesse bellezze patinate nelle proprie pubblicità…

Guardo la televisione, ed è un continuo bombardamento di falsità: gente che si sveglia la mattina già truccata, ben vestita, e senza occhiaie o segni sul viso; serie sulla vita “reale” di qualsiasi tipo di personaggio si voglia, ma che è sempre ben vestito, truccato, fotogenico eccetera eccetera; serie televisive dove i teenager sono interpretati da attori che hanno tra i venticinque e i trent’anni; cinquantenni o sessantenni che, a furia di plastica, cipria e colpi di pennello sembrano eterni ragazzi/e….
Ci sarebbe un elenco lungo da fare, il punto è che è un continuo susseguirsi di messaggi falsi ed ipocriti, che elevano a verità assoluta una verità che non esiste.

Ritorno al sondaggio di cui sopra, e penso che, se fosse fatto per gli uomini, la percentuale non sarebbe tanto minore.
Ora, vista la giovane età del campione preso in esame, è facile pensare che quell’alto grado di insoddisfazione dovuta al confrontarsi con modelli e modelle lavorati al computer (ci sono diversi video che mostrano i miracoli di photoshop nella pubblicità) sfoci poi nell’insicurezza, a volte nella completa impossibilità di accettarsi.
Se per molti questo può poi sfociare nella depressione o addirittura in malattie come bulimia o anoressia, per altri porta all’eccessivo bisogno di essere accettati, e quindi, come riscontro, al bisogno e alla voglia di apparire.
La pavoneria c’è sempre stata, e cioè il farsi bello davanti agli altri mostrando magari l’ultimo telefonino, la macchina sportiva, i vestiti firmati (e qui il pavoneggiamento può essere anche spinto da altri motivi); ma adesso c’è un modo più veloce e sicuro per raggiungere un pubblico maggiore di quello che si riscontra nella vita privata.
Naturalmente parlo del web.
Il largo giro delle mie riflessioni, mi ha portato a pensare, e a prendere come esempio, i due siti che frequento, sempre meno a dire il vero: Facebook e Instagram.
Il discorso Facebook, in parte già affrontato, è troppo vasto e, alla fine, poco centra con questo topic, visto che, in teoria, si dovrebbe e potrebbe scegliere cosa e chi andare a vedere. Rimane comunque il discorso della corsa di alcuni ad avere più amici possibili, a creare pagine autocelebrative, a intervenire su altre pagine per commercializzarsi, a mostrare e raccontare ogni secondo della propria vita (che si mangia al ristorante, dove vado in ferie, che vestito ho comprato, in quale club sto festeggiando…), o a mostrare la miglior posa di se stessi, magari con l’aiuto di photoshop per ingrandirsi il seno; ma quello può essere spinto anche da altri motivi e ragioni, e magari ne parlerò in futuro.

Da qualche tempo ho iniziato ad appassionarmi alla fotografia, e ho quindi anche iniziato ad usare Instagram, un po’ per curiosità, un po’ per imparare e per confrontarmi. Inoltre lo trovo anche un buon passatempo nelle mie pause sigaretta al lavoro.
Anche qui ci sarebbe da parlare della falsità della maggior parte delle foto che girano, quasi totalmente ritoccate al computer ecc. E anche qui c’è il discorso della commercializzazione, del “mi piace” di comodo per ottenere più visite, del seguire per essere seguiti ecc.
Il discorso che mi interessa è invece il motivo che spinge le persone a taggare le proprie foto con tags che non centrano assolutamente con la foto stessa.
Qualche giorno fa cercavo foto che mi interessano e che rispecchiano il tipo di fotografia che voglio fare, per magari trovare nuova ispirazione.
Così ho cominciato a cercare tags come “natura”, “foresta”, “montagne” e così via; vado a sfogliare le migliaia o milioni di risultati e trovo un’infinita quantità di foto di persone, teenager e non, in posa, ammiccamenti vari, spesso atteggiamenti sexy.
E quelle foto hanno centinaia di tags, quelli più popolari, per appunto avere maggiori possibilità di apparire, di vendere se stessi, di essere accettati, di ottenere più likes…
Capisco la ragione che c’è dietro e il motivo che li porta a tali atteggiamenti, e forse è solo la ricerca di una compensazione per colmare quell’insoddisfazione.
Insoddisfazione per non raggiungere e per non essere quei modelli e parametri finti che ci vengono imposti.
E che noi, anche in questo modo, accettiamo come reali e unici….

7 pensieri su “Se non sei visibile, non esisti

  1. Sono completamente d’accordo con te, Manuel. A questo ci ha abituato, “istruito”, tra i media, sopratutto la tv. Con le veline, le donne mute e/o stupidelle, quelle scosciate e mezze nude, le telecamere puntate da sotto in su, i reality, le pubblicità tipo mulino b., e avanti così…

    Di contro mancano valori, ideali, “vige” l’individualismo sfrenato e si è attenti solo al proprio piccolo orticello.
    Siam messi male ed è molto triste, eh!

    Un augurio per una luminosa giornata, Manuel
    Con un sorriso
    Ondina

    • Ciao Ondina
      eh già, secondi me alla fine tutto fa parte di un piano, quale non so, ma che serve a tenerci succubi e infelici, invidiosi di qualcosa che non c’è
      Ma dopo un periodo, un’era (non so come chiameranno questa in futuro), c’è sempre un cambiamento
      Speriamo in meglio
      Grazie del passaggio e dell’augurio
      Ricambio con un sorriso anche io

      • L’hai detto:
        ci han reso succubi e inoltre aggiungerei pure indifferenti, imbalsamati, incapaci di reagire, di arrabbiarci e di indignarci;
        con la “scusa” della crisi ci han fatto accettare modifiche pesanti, rinunce di diritti acquisiti con battaglie di anni.

        Peró, come te, spero che dopo aver toccato il fondo non si possa che risalire.
        Speriamo davvero; io me lo auguro per noi ma soprattutto per i nostri figli!

        Buon fine settimana: dai che quasi ci siamo! 🙂
        Ciao ciao
        Ondina

      • Guarda proprio ieri sera leggevo delle due baby squillo a Roma…
        che dire? raggiunto il fondo si risale o si comincia a scavare?
        Non ho figli, ma metterne al mondo in queste situazioni francamente fa paura …
        Buon fine settimana anche a te

      • Sì comprendo benissimo le tue paure riguardo ai figli, perché son le stesse mie pur avendo due figli maschi ormai uomini (26 e 23 anni) che spero proseguano sulla strada (buona) che hanno intrapreso.
        Però il timore (se non di più) è sempre presente visto il mondo in cui viviamo …
        Buon fine settimana
        Con un sorriso, nonostante tutto
        Ciao Ondina 🙂

  2. se non appari non esisti.
    Non esistiamo più da molto tempo,
    Ci dicono come vestirci, cosa mangiare, dove andare, quante volte fare sesso per essere considerate persone normali.
    Sono sempre più stanca di una società che ti permette di essere cadavere dimenticato in una casa o che si stupisce perché un adolescente si impicca per paura di quel che dovrà affrontare una volta dichiarata la sua omosessualità. Sono stanca di insegnare ai miei figli l’educazione e vederli “soccombere” nove volte su dieci. Sono stanca di sentire discorsi pieni di nulla. Sono stanca di urlare il silenzio che questa società mi sta dando…Stanca davvero.
    Buona giornata Manuel, è bello leggerti.

    • non essere stanca, e soprattutto non smettere di sperare ne di insegnare le cose importanti ai tuoi figli..adesso magari subiscono la ferocia che a volte solo i ragazzini (non so quanti anni hanno i tuoi figli) conoscono, ma sono sempre convinto che la vita paga indietro…e con gli interessi.
      E allora anche se ti dicono quello che dovremmo fare, perché non provare a cambiare le cose, a lottare?
      Mai essere stanchi
      Grazie del tuo commento, È un immenso piacere sapere che il messaggio giunge a qualcuno
      Grazie

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