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Tempo perso e non

Il tempo passa veloce, velocissimo.
Me ne sono reso conto guardando le statistiche di questo sito e constatando quanto poco ho scritto negli ultimi mesi.
Me ne rendo conto perché so che oggi è già martedì , e anche questa settimana, come le precedenti, sta volando via in un batter d’occhio.
Sembrerebbe una vita piena, ma non ne sono convinto e non riesco a percepire positive vibrazioni da questa visione ottimistica della settimana lavorativa.
Il tempo passa veloce, velocissimo, e purtroppo si perde in giornate uguali, scialbe, piatte.
Non mi meraviglio che il mio silenzio letterario sia coinciso con l’incremento del mio lavoro: dopo i primi mesi di assestamento e di formazione, gli incarichi sono aumentati, così come gli impegni, le riunioni, lo stress.
Mi piace il mio lavoro, e benedico il fatto di averlo trovato visto che ora so cosa vuol dire stare a casa a cercare un impiego, mandare migliaia di lettere e non ottenere risposta, e soprattutto combattere con i fantasmi di soldi che iniziano a mancare.
Ma allora avevo qualcosa di più: avevo il mio tempo, per me stesso e per scrivere (come raccontavo qui) e riempivo le giornate di soddisfazioni diverse e sicuramente maggiori.
Adesso mi ritrovo nuovamente da quella parte della barricata , in quel vortice fatto di routine in cui, tutti, veniamo irrimediabilmente aspirati: il lavoro che ruba il 40% o forse più delle giornate ; poi vai a fare la spesa, pulisci, stira, lava, magari mettici anche dentro il tempo per un po di palestra o attività fisica; poi si mangia, si lascia che la televisione ci rubi quel poco del tempo che è rimasto, e si è proni per mandare a dormire un nuovo giorno.
Sembrerebbero giornate piene, e forse lo sono; ma nonostante non mi lamenti della mia vita, rimane sempre la vocetta diabolica a sussurrarmi che ci dovrebbe essere qualcosa di più…se non fosse altro  per fare almeno quello che mi piace e vorrei fare. come, per esempio, scrivere.
Mi ritrovo nuovamente come il personaggio di questo racconto…eppure sono calmo e sereno.
Forse, avvicinandomi ai quaranta, ho ancora le mie lotte interiori, le mie domande sull’inutilità di una vita scelta per noi…
Ma c’è di buono che ho imparato ad assecondarle.
Forse…

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