Il carcere, la pena di morte, e il baraccone dell’informazione

Nell’agonia di una noiosa domenica sera, faccio zapping sul televisore.
Su un canale c’è una serata dedicata alla vita dietro le sbarre, sembra la cosa più interessante. Ho perso i primi documentari, ma arrivo in tempo a seguirne uno dall’inizio.

Si parla di carceri di massima sicurezza in America, e la troupe di National Geographic racconta le storie di alcuni rinchiusi: diverse le età, diverse le razze, diverse le condanne. E soprattutto le storie che li hanno portati li dentro.
Parla un pluri-pregiudicato, condannato a non ricordo quanti ergastoli: rinchiuso a 18 anni, adesso ne ha 60. Una vita dietro le sbarre, che se prima ha fomentato la sua rabbia e furia omicida (anche in carcere), adesso gli pesa sulle spalle come un macigno. Ha sprecato la sua vita, se ne rende conto, e la tristezza e la rassegnazione si leggono negli occhi.
Cosa mi colpisce però, è la storia di un giovane: 18 anni, di buona famiglia, il college e un futuro roseo spianato davanti. Stava insieme con una ragazza, tre anni e un mese più giovane di lui: erano innamorati alla follia, vivevano l’uno per l’altro; decisero di scappare insieme, fare una follia per quel loro amore contrastato dalla famiglia di lei.
Purtroppo quel mese in più di differenza gli costò caro: il padre lo denunciò per rapimento e violenza su minore, e lui finisce dietro le sbarre con una condanna a nove anni.
E in carcere, a contatto con animali feroci, deve imparare a sopravvivere, e a questo punto non sa se riuscirà a non commettere altri reati. La sua vita è appesa ad un filo…

Penso alla sua storia e alla sua vita rovinata irrimediabilmente. E penso a come sciocchezze di gioventù, coincidenze, avvenimenti passati potrebbero aver cambiato radicalmente la mia.
Cosa mi ha salvato dal finire dietro le sbarre? Cosa mi ha salvato dal non commettere reati più o meno gravi quando magari, per un motivo o per l’altro, non ragionavo?
Quante persone sono finite dietro le sbarre, e li magari hanno marcito, solo per la sciocchezza di un momento, o magari per un gesto o una offesa fatta quando erano sotto l’influsso di alcool, droghe o solo accecati dall’odio, dalla gelosia?

Giro girotondo di idee in testa, di domande senza risposta, fanno scivolare quasi in secondo piano il documentario che continuo a guardare.

Inizia un nuovo reportage, questa volta sui condannati a morte in Cina.
Cosa cattura subito la mia attenzione è il fatto che, tra la condanna e la sentenza, passano di solito solo 7 giorni.
La storia però non è concentrata sui condannati, ma su una reporter cinese che li intervista: ne ha già più di 250 alle spalle, e ne mostrano alcuni spezzoni.
Ragazzi giovani, impauriti, piangenti. Alcune strie mi ricordano il giovane americano: coincidenze, attimi, destino o solo il caso, li hanno portati li dentro e tra poco li porteranno a morire. Senza possibilità di appello.

Le domande continuano a girare: non giustifico tutti a prescindere, e non assolvo nessuno.
Ma non giudico neanche, perché mi rendo conto che il limite che ci tiene di qua o al di la delle sbarre può essere molto sottile…

4 pensieri su “Il carcere, la pena di morte, e il baraccone dell’informazione

  1. Hai proprio ragione, Manuel… Il limite può essere molto sottile. Mi è capitato di ripensare a momenti della mia vita di adolescente/ragazza, e dirmi quanto fossi stata fortunata, perché sarebbe bastato poco per farmi del male. E io ero pure una ragazza tranquilla! Sono convinta che quella fascia d’età sia in assoluto la più pericolosa della vita, perché abbiamo energie e ormoni al massimo, ma non ancora la struttura adeguata per incanalare contenere tutti quegli stimoli, interni ed esterni, che invadono il nostro cervello.
    Dopo, va un po’ meglio, ma non siamo mai certi di non superare per qualche ragione un nostro punto di rottura.
    Dovremmo proprio ringraziare la vita per ogni giorno in cui siamo rimasti al di qua di quel limite, e sperare o pregare di rimanerci sempre.

    Ciao Manuel…

    • Ciao Chiara,
      Beh, io non sono stato affatto un ragazzo tranquillo, ma solo adesso mi rendo conto di quanto ho rischiato e di quanto sono stato fortunato…bastava veramente poco per finire male.
      Come tu dici, si va avanti, ma non si può escludere a priori il peggio…può succedere, e può succedere a tutti…basta a volte un attimo, basta poco.
      e per questo dobbiamo sempre ringraziare la vita !

  2. Condivido le tue considerazioni, specialmente in un periodo così delicato (in Italia) dove proprio in questi giorni alla Camera è al voto il cosiddetto “decreto svuota carceri”. Noto anche però che molti gravi reati rimangono impuniti, per altri di minore entità, la pena viene applicata nella sua forma più severa…Dove sta la giustizia? La pena di morte in alcuni casi non la escluderei…Non sono io giudicare e condannare, anzi! Come rilevi tu,.è facile incorrere in errori, anche gravi.
    Il baraccone dell’informazione disinforma e non permette ai cittadini di formare da sè un propria opinione sui fatti..Purtroppo

    • Vabbe, lascio perdere il discorso carceri e giustizia in Italia, magari ci sceriverò qualcosa in futuro, ma sarebbe un discorso lungo e difficile da esporre rimanendo obiettivo …
      comunque è vero il discorso sull’informazione che disinforma
      Sulla pena di morte…mah, mi sembra che in cina sia un po esagerato il poco tempo che passa dalla condanna alla sentenza…e se si sono sbagliati?
      ciao Lidia

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