La luce dell’alba

Uscì dalla discoteca a quell’ora in cui si può decidere se sia ancora notte o già giorno.

Il parcheggio ancora pieno, i campi vicini velati da una sottile coltre di nebbia. Il sudore gli si congelò addosso.

Si accese l’ennesima sigaretta e sputò per terra il catarro denso che salì dai suoi polmoni. Si appoggiò alla macchina, alzando la testa al cielo per fermarsi, almeno un attimo quella notte, a godere di quei giochi di luce: la notte pian piano scompariva, portandosi dietro le ultime manciate di stelle, rincorse da un cielo sempre più chiaro.

bassi attutiti provenienti dal club gli suonavano dentro lo stomaco.Aveva voglia di silenzio, sentiva dentro il bisogno di pace. Forte desiderio.

Tutto intorno era deserto. Il paese, lontano qualche chilometro, era solo un pugno di case spente e luci assonnate e silenziose.

Decise di fare due passi, tagliare per i campi e per la macchia poco distante. Gli amici, dimenticati dentro, non si sarebbero preoccupati, probabilmente avrebbero pensato ad un altro dei suoi “one night standing”.

Spense il cellulare, voleva stare da solo.

L’erba bagnata di rugiada inzuppava i pantaloni.

Si stagliò dritto e immobile in mezzo ai campi; la nebbiolina attorno cancellava tutto il resto. Nessun rumore, nessuna presenza o punto di riferimento conosciuto.

disperso e solitario anche se a pochi metri dal solito mondo. Disperso e solitario anche se per brevi istanti.

Si tolse le scarpe, si tolse i vestiti e si lasciò cadere nudo nell’erba bagnata. Istintivo richiamo che non poté assecondare.

Provò una sensazione di sollievo nonostante il freddo: il suo corpo respirava come non faceva da tempo.

Chiuse gli occhi, si lasciò trasportare dalle sensazioni.

É estate, fa un gran caldo e le cicale riempiono l’aria afosa del primo pomeriggio.

Sta camminando lentamente, affianco suo nonno, la sua immancabile canottiera bianca di lana, le mani dietro la schiena, il passo lento.

Lo guarda stupito, ma non sembra essere sorpreso, nonostante suo nonno sia morto da oltre cinque anni. Ma adesso eccolo li: felice, lo sguardo sereno. Quello sguardo che il tempo aveva intenerito. Eccolo li, affianco a lui. E questo gli basta.

Sua madre e sua nonna sono più dietro, le vede gesticolare mentre scambiano le solite chiacchiere da paese.

È felice, sente dentro di essere felice come non mai: per aver ritrovato suo nonno, per averlo adesso al suo fianco. Vorrebbe dirgli mille cose, ma resta silenzioso a guardarlo: raggiante, rilassato. Una sensazione di pace lo investe: tutto è perfetto in quell’assolato momento.

Ad un tratto suo nonno si ferma, lo prende per un braccio. Sente la forza di quelle mani grosse come badili.

“Luca, ti devo dire una cosa importante, ascoltami bene”

Si svegliò. Il sole già alto aveva cancellato la nebbia e lo investì di luce e calore.

Un sorriso gli esplose sul viso mentre si guardò incredulo il braccio che suo nonno aveva appena stretto. Quelle parole continuavano ad urlargli dentro.

Il più bello dei regali. La certezza che suo nonno non lo aveva mai abbandonato. La certezza che la vita sarebbe stata completamente diversa.

Raccolse i vestiti e corse felice verso il paese.

2 pensieri su “La luce dell’alba

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