Il Significato delle Parole

Devo fare un a premessa per provare a spiegare il punto di questo post.

Quando nel 2001 arrivai in Danimarca, ovviamente non parlavo il danese e in più avevo lasciato l’inglese sui banchi di scuola, undici anni prima. Ero spaesato e  solo, come solo ci si può sentire in una terra straniera quando ti rendi conto di non essere partecipe della vita che ti scorre vicino, quando non riesci a capire quello che ti succede attorno: nei locali, sugli autobus, per strada o in qualunque altro posto mi trovassi, diventava impossibile fare conoscenze, entrando magari nei discorsi della gente vicina. Ascoltavo migliaia di parole e non capivo assolutamente nulla…

Dopo un po’ di tempo, grazie alla scuola di danese e grazie a colleghi di madrelingua inglese, ho iniziato a inserirmi, a comprendere e farmi capire, a intuire i discorsi, a leggere i giornali locali per tenermi informato e aggiornato sulla nazione dove vivevo.

La stessa storia si è ripetuta, in modo relativamente minore e ad esclusione dell’inglese, quando tre anni fa mi sono trasferito in Svezia.

Adesso, dopo un’altra scuola che mi ha dato le basilari nozioni dell’idioma, e dopo mesi e giorni di pratica con amici e conoscenti, posso dire di aver imparato perfettamente anche lo svedese, che si va ad aggiungere all’inglese, al danese, allo spagnolo e al ladino (lingua, e non dialetto, che si parla in Trentino alto Adige e Veneto).

Imparare una lingua è importante se si vuole inserirsi in una comunità, o in un altro Paese, perché distrugge tutte quelle barricate o quelle limitazioni che si vengono a creare e di cui sopra parlavo.

Eppure mi rendo conto solo ora che le parole hanno due significati, che una lingua è qualcosa di più di vocaboli corretti e nozioni grammaticali.

Perché, se è vero che parlo queste altre 5 lingue, queste rimangono solo dei concetti imparati sui libri, e veloci traduzioni che il mio cervello riesce ad operare, quando parlo o mentre ascolto.

Mi spiego meglio: quando impari una lingua, all’inizio devi essere concentrato al 100% perché prima che tu possa pronunciare parole, o prima che possa assimilare quelle ascoltare, il tuo cervello deve tradurle e assemblarle in un discorso di senso compiuto. Andando avanti, questo meccanismo diventa più veloce e funzionale, ma rimane sempre lo stesso, anche se ci sembra che parliamo di getto senza fermarsi troppo a pensare.

Ma, secondo me, la realtà è che le parole rimangono solo quella traduzione che abbiamo nella memoria del nostro cervello: le parole significano qualcosa, ma non significano nulla in realtà, perché sono prive di vita, di emozioni e di tutti quei sentimenti che queste dovrebber, e potrebbero, suscitare.

Perché adesso parlo perfettamente lo svedese, perché adesso mi faccio capire e capisco, perché adesso posso guardare la televisione, i telegiornali, leggere i quotidiani.

Però adesso non posso ancora scrivere poesie o leggere un libro, né in svedese, né in inglese, né in nessun’altra lingua che non sia l’italiano. Non si crea l’atmosfera, non c’è l’enfasi, il lasciarsi trasportare e il lasciarsi andare..

Perché le parole, idolatrate da noi che scriviamo,  hanno un significato molto più profondo e importante di quello che troviamo su uno stupido vocabolario

12 pensieri su “Il Significato delle Parole

  1. bella riflessione. per tradurre un’opera letteraria non basta un vocabolario, figuriamoci per comporne una in una lingua non tua! è ovvio l’abbia fatta tu che scrivi e che sei costretto a leggere in lingue non tue.

    • Esatto…per il corso a scuola abbiamo dovuto leggere un libro, io scelsi uno impegnativo e lungo .
      Lo lessi una volta, capii la storia eppure non mi sentivo partecipe: le immagini erano frammentarie, e soprattutto mancava la passione, quella che ti fa immaginare e immedesimare.
      E la stessa cos a mi succede se provo a scrivere in un’altra lingua…lo fai, ma non crei l’immagine e la sensazione che vorresti

  2. Ciao Manuel…quanto tempo…
    Ho trovato l’articolo su FB e son corsa a trovarti.
    veloce considerazione…
    Attraverso te capisco quanto sia importante conoscere le lingue.
    E un po’ t’invidio come invidio tutti quelli che sanno comunicare…
    Ma tu vai oltre quello che è il semplice “comunicare”.Farsi intendere
    per vivere un un paese straniero è una cosa…andare oltre è ben altra cosa.
    Quell’oltre sono i libri che non riesci a leggere.
    le tue emozioni sono Italiane…lo scorrere di una poesia
    non è semplice…i tempi, il profumo che essa emana ha un fascino tutto suo.
    L’ enfasi latina non ha eguali.
    Posso anche sbagliarmi…e di sicuro sarà così ma non riesco ad immaginare la traduzione in
    inglese o in qualsiasi altra lingua di una poesia di Alda Merini.
    Ho portato come esempio la poesia perché credo che in tutti noi alberghi quel qualcosa di poetico che ci fa sentire un profumo anche dove non c’è traccia..apparentemente.
    Vivere e interpretare i linguaggi credo sia un duro lavoro….che si scinde dal comunicare i propri bisogni in un paese straniero..
    Le nostre radici sono importanti e niente e nessuno ce le strappa.
    E’ per questo che siamo in questo mondo così variegato.

    Caro manuel è sempre un piacere leggerti…e scrivi in italiano :-9 che io per tradurre tre parole devo usare il traduttore..e tu sai bene che strafalcioni vengon fuori…tant’è che non capisco mai il senso di un discorso che contiene almeno 29 parole.
    🙂 un abbraccio
    vento

    • Ciao!! Si, quanto tempo…che fine hai fatto??
      Tornando al post, beh è esattamente quello che dici tu: simao troppo legati alle nostre origini e alle nostre parole, parole alle quali , negli anni, abbiamo associato un senso, un ricordo, un’emozione. E allora, anche se vai a ricercare la parola inglese più bella, sarà sempre e solo (per il momento, almeno) un melodioso suono ma nulla più.
      Forse, quando a queste straniere parole aggrapperemo stralci intensi di vita, allora forse sapremo anche scrivere poesie…
      Grazie del passaggio e dei compliemnti..e fatti viva più spesso

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