Cara vecchia italica burocrazia….

Devo rinnovare il passaporto, mi scade a maggio.

L’ho fatto nel 2003 a Copenhagen. così tranquillamente mi dico che, anche se residente in Svezia, rinnovarlo all’ambasciata italiana in Danimarca non sarà un problema.

Premetto che abito a Malmö e nelle giornate limpide vedo, dall’altra parte del ponte, il sobborgo dove c’è l’ambasciata. In linea d’aria saranno 20 km, con la macchina forse 30-35.

Contatto il consolato tramite email, per assicurarmi prima di non fare eventuali viaggi a vuoto, e chiedo le pratiche per il rinnovo.

Mi rispondo cortesemente che essendo adesso residente in Svezia devo rivolgermi all’ambasciata di Stoccolma.

Sempre cortesemente (iniziando con “Egregio Sig. ….” e finendo con il classico “Distinti Saluti” farciti nel mezzo da un sacco di congiuntivi…) faccio notare che Stoccolma dista 700 km  e che sarebbe molto più veloce risolvere la questione facendo un viaggio Malmö-Copenhagen (e mi chiedo come è possibile non poter fare il tutto via posta o internet).

Niente da fare: sono residente in Svezia e quindi sono affari miei come ci arrivo a Stoccolma.

Mi immagino che mole di lavoro ci deve essere per negarmi un simile diritto, d’altronde un consolato aperto dalle 10 alle 12 vuol dire che non ha proprio il tempo per soddisfare tutti i fabbisogni di noi poveri emigrati…

(lo stesso ufficio a cui mi rivolsi una volta per sapere se, per andare alle Canarie, dovevo mettere la marca da bollo sul passaporto – tra parentesi, prassi solo italiana credo – e in sottofondo al telefono sentii “Ma che vole questo, ma se rivorga all’ambasciata spagnola!” da qualche impiegata evidentemente sovraccarica di lavoro…).

Sempre cortesemente (che pazienza che ce vo’)  mi rivolgo all’ambasciata di Stoccolma, e tramite email mi mandano i moduli necessari.

Mentre sto già cantando vittoria, leggo alla fine della mail, che devo recarmi in sede per pagare allo sportello (qualcosa come 87 euro)  e che  devo prendere un’appuntamento.

Faccio notare ancora una volta che 700 km ad andare e altrettanti a tornare necessitano alcuni impegni da prendere, e soprattutto dei costi.

Non posso mandare i moduli all’ambasciata in Svezia e magari poi poter ritirare il passaporto a quella di Copenhagen??

Niente da fare, ma ci sentiamo per telefono.

Bene, penso io.

Invece bene un …., visto che mi si chiede in sequenza:

– può a venire a Stoccolma? (no, mi risulta difficile)

– allora può andare in Italia e farlo tramite questura (non penso di andare in Italia)

– allora guardi, contatti l’ambasciata a Copenhagen e provi a dirgli che non è più residente in Danimarca, che è stato in giro per l’Europa e che adesso è tornato e che è in attesa di trasferimento in Svezia e …. (insomma le solite scappatoie? adesso capisco il perché del sentirsi per telefono…)

– se non va bene (e no che non va bene, visto che mi hanno già chiesto il permesso di soggiorno danese, penso io) potrebbe richiedere la carta d’identità! (AH!! perché quella la mandate via posta o tramite altri organi?) No, dovrebbe sempre venire a Stoccolma o andare in Italia …

 

Ci rinuncio…

Ma io dico: ma è possibile una cosa del genere?

Valgono di più i bisogni (e i diritti) del cittadino o il lavoro “straordinario” che una simile pratica porterebbe al consolato? E un po di elasticità mentale in termini di logistica, fabbisogni e tutela del cittadino?

Ci vuole tanto poco a mandare i moduli e le pratiche da Stoccolma a Copenhagen dove posso pagare, presentarmi e se vi va fare anche un balletto o una cantata?

Siamo noi al servizio di questi organi o sono loro che dovrebbero essere d’aiuto?

 

Mi ero dimenticato la burocrazia italiana, il non sapere mai le cose fino in fondo, e il doversi inventare la via più facile e veloce per svolgere le pratiche. Mi ero abituato troppo bene qui dove per il permesso di soggiorno (sia in Danimarca che in Svezia) ho speso pochi minuti in un solo ufficio, e che  le pratiche (attestato di famiglia, residenza etc.) si possono richiedere tramite posta e  arrivano in due giorni….(e senza spese!)

 

Pensavo che in 12 anni che manco dal “bel Paese” le cose fossero cambiate. Evidentemente no!

E poi dici perché non torni in italia….

 

 

22 pensieri su “Cara vecchia italica burocrazia….

  1. Non ce la faccio a cliccare su mi piace… non mi piace, non mi piace la burocrazia, non mi piace che noi italiani siamo presi per sfinimento, non mi piace essere in pieno medioevo, mentre tutt’intorno vivono in un mondo ben più moderno (beh, non proprio dappertutto!).

    Auguri per il tuo passaporto. Se puoi però, cambialo con uno svedese.

    • Grazie per gli auguri, e si, appena posso lo cambierò con quello svedese.
      Un mio amico su facebook mi ha detto che sua moglie, vietnamita, ha spedito all’abasciata a roma le carte e il bollettino postale di pagamento, e ottenuto il passaporto in 15 giorni (in Sardegna)…rendiamoci conto…

      • E m’incazzo pure, ma i singoli hanno le armi spuntate. E quindi ancora di più mi arrabbio per questi italiani che non riescono mai ad unirsi per reagire a tutto quello che passiamo!

      • A volte il nostro piccolo è troppo piccolo, una persona da sola, contro questo pachiderma, è una voce inascoltata. I movimenti dei cittadini già qualcosa cercano di smuovere, io ho cercato di fare la mia parte iscrivendomici e sostenendone uno, ma mi è sembrato un rimedio peggiore del male… che ti devo dire, avrò scelto quello sbagliato 😦

      • ci sono troppe cose che non vanno nel nostro sistema, e se è ancora tutto in piedi e proprio perchè, nel nostro piccolo, siamo tutti complici…
        ma iniizando a fare leva sulle piccole cose si possono far cadere grandi costruzioni

    • Allora : la marca da bollo, altro ladrocinio solamente italiano, la dovresti pagare se esci dalla comunità europea, ma..visto che sono espatriato ma non ancora diventato scemo :D, puoi anche non pagarla.
      Essendo una cosa solamente italiana, le ultime due volte che sono andatro in Argentina, facendo scalo a Madrid e quindi rientrando in Italia dall’EU la marca da bllo non l’ho fatta e nessuno ha chiesto nulla.
      I 40 o 50 euro (non so quanto sia adesso) me li bevo all’aeroporto di scalo, anche perchè mi devono ancora spiegare il motivo della tassa 😉
      Per quanto riguarda la ua residenza e la possibilità di rinnovo non ho capito …

      • “Per quanto riguarda la ua residenza e la possibilità di rinnovo non ho capito …”

        voglio dire che, se risiedo in Italia ma “viaggio” (senza risiedere in un paese straniero) e mi presento col passaporto scaduto in ambasciata… il passaporto me lo rinnovano …

  2. “Quindi, a maggior ragione, non capisco il problema a rinnovare il passaporto mio all’ambasciata danese …”

    non ti dico che io lo capisca… sai, avendo lavorato nella pubblica amministrazione (più o meno… anzi in quella che viene considerata l’elite, pensa un po’!) non mi stupirei che, invece, anche se residente in Svezia, potrebbero tranquillamente rilasciarti il passaporto in Danimarca… ma non abbiano voglia di lavorare… non affermo sia così, dico che non mi stupirei che così fosse…

  3. “vedi mai che qualcuno…”
    s’incazza?
    no. “alla viva il vescovo!” vuol dire “alla buona”, “come capita”, “alla sinfasò” come diceva mia madre, “alla bell’e meglio”!, ecc.

  4. Pingback: Cara vecchia italica burocrazia 2 — finale tragi-comico | Manuel Chiacchiararelli

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