Uno

L’ho rivista stamattina. Per caso.

Quanti anni era che non la vedevo? Dieci? Forse quindici…

In ogni caso è stato bello rivederla, un tuffo nel passato che non mi sarei mai aspettato.

Quella vecchia Uno parcheggiata. Il primo modello, di quel colore a cavallo tra il marrone e il giallo. Color sabbia forse. Penso che sia stata la sola macchina a essere prodotta con quell’orrenda tonalità.

Una volta in giro se ne vedevano tante, poi a mano a mano sono sparite, soppiantate dalle nuove autovetture, dalle metallizzate carrozzerie.

Ricordo che era la tua macchina, amico mio. Anzi, per un periodo è stata la nostra macchina.

Non avevamo ancora vent’anni: senza un lavoro, senza troppi soldi in tasca. Mettevamo la benzina a goccia, ma eravamo sempre in giro. Sempre in riserva, mettendo a volte in folle per risparmiare.

Ma eravamo sempre in giro.

Era primavera e Roma aveva un’aria strana, odori e sensazioni che entravano dai finestrini aperti e riempivano l’abitacolo. I pezzi di campagna che sbucavano improvvisi nella città eterna già si coloravano del rosso dei papaveri.

Il sole era pieno e caldo e sembrava non tramontare mai nelle nostre lunghe giornate.

Io e te, in una vecchia macchina senza stereo, a parlare e giocare per ore.

C’era l’innocenza allora. Non sapevamo niente del mondo anche se pensavamo di essere grandi.

Stavamo scoprendo i nostri limiti, la nostra vita.

Avevamo dei credo, delle idee, dei progetti. C’era la fantasia, c’erano i sogni.

E c’era la voglia di andare, di scoprire. Quella gran bella voglia d’avventura e la forza per andare a cercarsela.

E allora andavamo. Senza meta. Senza fermarci.

Centinaia e centinaia di chilometri, dentro e fuori la città eterna. Verso il mare, tra i ruderi possenti, la campagna che sapeva ancora di vita contadina.

Eravamo liberi, amico mio.

Ed eravamo noi,  veri e spensierati. Immacolati.

E poi? Cosa è successo dopo?

È successo che la vita va avanti e la vita ti segna. È successo che abbiamo iniziato a lavorare, ad avere soldi in tasca.

Hai cambiato la macchina. Io ho comprato la mia.

È successo che le giornate avevano degli orari, una sveglia la mattina, impegni da rispettare.

E abbiamo iniziato a vedere che dopo la primavera ci sono anche altre stagioni. Che il sole a volte si nasconde e non riscalda più come una volta.

Abbiamo iniziato a smettere di parlare. Abbiamo cambiato i nostri credo, perso alcuni dei nostri ideali.

Abbiamo comprato un cassetto e dentro ci abbiamo chiuso molti dei nostri sogni.

Abbiamo perso la nostra libertà forse, e quello che è peggio la nostra innocenza.

Non c’è più quella voglia di avventura. Non c’è più la forza per andare a vedere cosa la vita nasconde.

Verso il mare, tra i ruderi, in una campagna ora sempre più lontana.

Adesso forse sappiamo molto del mondo. E adesso conosciamo i nostri limiti.

Ma ne è valsa veramente la pena?

Abbiamo smesso di girare e quando lo facciamo chiudiamo i finestrini. E l’aria condizionata cancella gli odori, uccide quelle sensazioni. Ed è triste pensare che non ritornano più.

O a volte si, all’improvviso.

Per caso. Come questa vecchia macchina parcheggiata.

Che non dovrebbe essere qui.

15 pensieri su “Uno

  1. Il mio ex aveva una Uno. Proprio di quel colore lì. Una storia d’amore lunga, profonda, intensa. Tante cose affrontate insieme, e quella Uno che tante volte mi aveva accompagnato all’aeroporto, abbenché avessi il taxi pagato.

    Poi la fine. Un giorno, all’improvviso, me la sono ritrovata davanti. Anzi, a fianco, visto che era parcheggiata. Le copertine però non erano più le nostre, erano con un disegno a cuoricini, e quindi evidentemente scelte da una donna.

    Ho accostato la mia Uno bianca alla sua sorella di quel colore improbabile, e ho pianto sommessamente, a lungo, lacrime che bruciavano.

    Poi ho rimesso in moto e ho ripreso la mia strada.

    Neanche lei doveva essere parcheggiata là.

  2. All’inizio pensavo parlassi di una donna, poi ho proseguito e ho capito 🙂
    Bellissimi e malinconici ricordi!
    Custodiscili bene, chè sono parte di te e sii contento di aver avuto quelle opportunità, quella spensieratezza, di aver potuto vivere quei momenti preziosi.

    C’è sempre un senso nelle cose e quella Uno … doveva essere lì, per te.

    Buona giornata, ciao
    Ondina

    ps. anche nella mia vita c’era una Uno 🙂

    • Grazie !
      Beh, penso che nella vita della maggior parte degli italiani di una certa età ci sia una uno ! E anche se era una macchinetta (soprattutto la prima) penso che ad essa siano legati molti bei ricordi….
      Ciao, e buona giornata anche a te

  3. Pingback: It’s good, it’s easy | Frammenti Mancanti

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