L’uomo perfetto (in un mondo perfetto)

Ieri, al corso di svedese, ho avuto una lezione completamente diversa dal normale, ma, se vogliamo forse la più interessante e piacevole (anche per quanto riguarda tutta la mia carriera scolastica, ormai persa nel tempo passato…)

A sorpresa, l’insegnante ci ha portato in biblioteca, dove un’atra insegnante (un tipo eccentrico, con quel non so che a cavallo tra la pazzia e l’artisticità) ha letto con enfasi una novella svedese.

Prendendo spunto dal racconto, ci è stato assegnato il compito di fare una lista dei pro e dei contro dell’uomo perfetto.

Siamo stati divisi in 6 gruppi da tre persone ciascuno (tre per parte), e, a dire il vero, all’inizio nessuno di noi aveva capito il compito assegnato: non dovevamo elencare cosa fare o non fare per essere un uomo perfetto, ma, immaginando di vivere già in una società dove tutti sono perfetti, dovevamo elencare le cose positive e quelle negative.

I gruppi del “pro” iniziano a lavorare freneticamente, riempendo i loro fogli, confabulando animatamente. Noi del “contro” siamo in panne, non riusciamo a trovare qualcosa di sbagliato in una società perfetta.

È il momento di elencare  alla lavagna  i punti salienti della nostra discussione: la parte dei “pro” si riempe velocemente: salute, nessun problema, rispetto reciproco, amore, nessuna guerra, nessuna malattia e così via. Dalla nostra parte, in 9 persone ,siamo riusciti a trovare una sola parola : noia.

Sembra, a livello puramente competitivo, una sconfitta schiacciante per noi.

Ma la prof ci da il “la”: perché noia?

Momento di silenzio, poi a mano a mano iniziamo ad elencare l’esatto opposto dei punti a favore dell’uomo perfetto: nessuna malattia, nessun problema, forse neanche nessun’amore perché, essendo tutti perfetti e quindi ipoteticamente tutti uguali, perché dovremmo amare uno invece di un altro?

C’è anche chi va al materiale dicendo che, senza malattia e senza guerre, non ci sarebbero neanche le industrie farmaceutiche né quelle delle armi che fanno viaggiare i soldi e assegnano i posti di lavoro.

L’ago della bilancia si sposta velocemente dalla nostra parte, e anche quelli dei “pro”, se prima volevano difendere i loro punti, adesso iniziano a discutere, a pensare e ricredersi.

Se tutti fossero perfetti, non ci sarebbe alcun bisogno di credere in qualcosa, di avere ideali e scopi di vita.

Se tutti fossero perfetti non avremmo nessuna voglia di fare meglio nella nostra vita, nella nostra quotidianeità.

Se tutti fossero perfetti   non ci sarebbe arte, non ci sarebbero forse emozioni, perché tutto sarebbe, appunto, noioso.

Perché, alla fine, abbiamo bisogno dei problemi per trovare la forza per risolverli. Abbiamo bisogno di stare male per rendersi conto e godere i momenti di felicità e di piena salute.  Abbiamo bisogno dei nostri difetti e di quelli degli altri, che sono anche quelli che ci fanno innamorare di una persona una invece che di un’altra.

Finisce la lezione, purtroppo.

L’insegnante “pazza-artista”  ci lascia con una frase : “spero che uscendo da quest’aula voi possiate apprezzare di più le diversità che ci sono nel mondo”.

 

Da un punto di vista scolastico  abbiamo imparato molti nuovi vocaboli.

Ma sicuramente, non era quello il punto…

18 pensieri su “L’uomo perfetto (in un mondo perfetto)

  1. Dovremo rileggere questa esperienza almeno una volta al giorno e…forse non basterebbe per valorizzare la nostra diversità e i nostri limiti!!

  2. Abbiamo bisogno di sentirci vivi, ovvero creativi. La creatività è vita e la vita è creatività. Se tutto è perfetto, ai nostri occhi appare piatto. Ma ciò che è piatto, può realmente essere perfetto per l’uomo? Per una creatura il cui creare è insito nell’essere, la perfezione non può esistere se non nella misura di obiettivo da raggiungere. E per fortuna, non lo raggiungeremo mai.

    • Esatto. anche perchè, se è bello che ad un certo momento ti sembri che tutto sia al suo posto, È anche bello (e doveroso se non istintivo) rimettersi in gioco per cercare di perfezionare il perfetto.
      è nell’indole umana

  3. E’ questa la nostra fortuna: avere dei confini che, seppure insuperabili, possono spingerci a guardare al di là della nostra limitatezza e fare esprimere il nostro Io in ogni forma. In questo modo siamo sempre in viaggio e scopriamo che le differenze ci identificano e sono punti di riferimento sulla carta geografica della vita.

  4. La perfezione non ha divenire. La perfezione immanente non ha esigenze di pensiero e di ragione.
    Noi, che, in questo momento, stiamo argomentando sulla perfezione, non avremmo motivo di essere, per lo stesso motivo per cui solo la perfezione è ( o meglio sarebbe); e il pensare, il ragionare, etc…sono della natura umana imperfetta.
    La nostra vita imperfetta ci stimola ad avere cura del sapere, della verità ricercandoli ogni giorno.
    Noi dobbiamo tendere alla perfezione, perchè siamo imperfetti.Questa è la Vita!
    Come sempre Manuel hai scritto un bel post.
    Ciao

    • Grazie Giovanni,
      E tu hai sintetizzato il senso del post. Come spiegavo qualche replica prima, se è bello assaporare la perfezione per quell’attimo in cui abbiamo raggiunto le mete prefissate, è nell’indole umana rimettersi subito in gioco, agognare qualcosa migliore, na perfezione più perfetta…altrimenti la vita arebbe pura apatia, o se vogliamo, perdita di tempo…
      Ciao

  5. Non potremo mai annoiarci ricercando, doverosamente e coscientemente, la perfezione irraggiungibile… invece ci annoiamo, non leopardianamente, quando non cerchiamo nulla… non occorre essre perfetti per annoiarsi, basta essere stupidi… 🙂 (non “cercare”)

  6. Nel Faust di Goethe, Mefistofele dice di essere quella parte che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene. Dice anche che l’opera dell’uomo si affloscerebbe se non avesse al suo fianco un diavolo a pungolarlo e spronarlo…
    Senza tensione, senza opposti, non c’è vita… Bella la lezione di svedese!
    Ciao, Manuel 🙂

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