La rivoluzione può aspettare

Da oltre un decennio guardo alla situazione italiana dall’estero, cercando di tenermi aggiornato tramite internet, e ascoltando le lamentele di amici e parenti quando torno per le ferie.
Guardo all’Italia con aria distaccata ormai, avendo smesso da tempo gli inutili panni della rabbia e del rancore quando, anno dopo anno, la situazione peggiora e, niente e nessuno, fa alcunché per porre rimedio a questo scempio. E allora non mi rimane che sorridere leggendo, ogni giorno, l’ennesima lista di truffe, corruzione o “mala-politica” riportate sui social networks, dove non rimangono che una lista di link, una serie di “mi piace”, condivisioni e commenti indignati. E nulla più.
E allora, perché incazzarsi quando c’è una pesante convinzione che nulla cambierà?
Sorrido, un sorriso amaro il mio, quando paragono e confronto l’Italia con la situazione nei paesi scandinavi dove vivo e lavoro (per chi non lo sapesse, a cavallo tra la Svezia e la Danimarca), e rammaricandomi per l’incolmabile differenza che ci separa.
Non voglio fare l’esterofilo, non voglio esaltare ad ogni costo questi Paesi elevandoli a paradiso in terra (anche qui ci sono i problemi, anche qui hanno le loro lacune e le loro corruzioni, ma sanno anche lavarsi in casa loro i propri panni sporchi – cosa che magari anche noi dovremmo imparare a fare…), ma c’è una mentalita, un senso di appartenenza della popolazione allo stato, inteso come istituzione, e alla nazione, ossia alla loro terra. Mentalità e senso civico (che poi sono alla base di quel sistema che qui funziona) che mancano in noi italiani, da sempre troppo diversi tra di noi, troppo lontani, troppo impegnati a guardare e salvaguardare il nostro piccolo (e i nostri piccoli “intrallazzi”).
E allora, da buon italiano, guardo al mio, in terra straniera, cercando di dimenticare e sedare in me l’idea e la speranza che qualcosa possa spingere il mio popolo a reagire, una volta per tutte, per migliorare e crescere insieme ponendo fine alla farsa di quel circo di nani e ballerine che ci governa.
Da buon italiano cerco di fregarmene, ma guardo ancora al mio Paese, con odio e amore, perché, per il momento (o forse per sempre), non mi offre niente per cui valga la pena ritornare indietro.
Tantomeno il mio popolo.
Quando vedi altri europei scendere in piazza e combattere. Quando vedi piazze gremite di gente a manifestare contro la politica e la crisi economica che ci distrugge e dissangua. E allora anche la Spagna, il Portogallo, la Grecia, l’Argentina, l’Islanda (e chi più ne ha più ne metta) sono anni luce distanti da noi. E non è un problema di latitudini o posizione geografica.
Perché non è possibile che, mentre altri protestano, in Italia è un flash-mob a portare in piazza 30.000 persone!! E, per immaginare una rivoluzione vera e propria, dobbiamo sperare in una soppressione del campionato di calcio….

7 pensieri su “La rivoluzione può aspettare

  1. Quello che scrivi Manuel è giustissimo, solo io penso che il problema sia che gli Italiani vivano ormai pensando che tanto le cose non cambieranno, siamo un popolo che si abitua,si abitua a tutto, anche ai probemi… in ogni situazione sembrano dire ‘vabboh ja’ … e hanno imparato a crearsi dei diversivi per ‘sopravvivere’. Questa è la terra del mare e del sole, la gente ha voglia di sentirsi viva, c’è la crisi ma comprano telefonini all’ultima moda,o non rinunciano a riempire i ristoranti…in un certo senso lo capisco, non si può sempre e solo sopravvivere così questa situazione intollerabile ci ha portato a non rinunciare magari a una vacanza a costo di non pagare le bollette…e il mantra è diventato… ‘chi se ne frega’ chi se ne frega dei problemi, della crisi, dello stato che non funziona, dei politici corrotti…tanto non si crede più che mai nulla possa cambiare e almeno nel frattempo me ne vado a ballare in una piazza che magari domani finisce il mondo e almeno ho speso bene il mio tempo. Ecco questo è il problema, certo se poi le energie si sprecassero anche per una bella protesta non sarebbe male, ma è nella mentalità Italiana ormai è questo lo stile, forse la gente è stanca …o forse non gliene frega proprio niente, non lo so. Forse entrambe le cose. Fatto sta che il problema come diceva qualcuno non è l’Italia, ma sono gli Italiani che andrebbero cambiati, e lo dico da Italiana.

    • purtroppo è quello che ho notato anche io…perché forse con i nostri diversivi per sopravvivere tiriamo a campare e anche se in piccolo anche noi non siamo da meno della classe dirigente che ci governa. Il fatto che corruzioni o truffe che in altri paesi farebbero scoppiare una guerra da noi passano quasi inosservate o etichettate come normalità mi da da pensare che, alla fine, ci sta bene…

  2. Mi piace come hai scritto all’Italia…
    Amara consolazione, ma sei stato diretto e schietto senza tanti fronzoli e parolone.
    Mi spiace solo scrivere che hai ragione , ha ragione Karen e io ho torto perché non compro telefonini ultimo grido e di sicuro non andrò a votare..
    Inutile dirti che t’invidio, in senso buono naturalmente.

    vento

    • Ciao vento
      beh, poco da invidiare visto che, come dicevo, le cose non vanno bene neanche qui…e sei costretto comunque in un paese lontano dal tuo, dala famiglia, dal sole (eh già…) dalla tua cultura…ed è per questo che fa male vedere, dal di fuori, un popolo di pecoroni a testa bassa ….sembra che tutti aspettano che si muova qualcosa, ma fino a quando nessuno fa il primo passo….sempre che poi, le pecore, si tramutino in leoni …

      • Qui a Pisa stamani agitazioni e cortei…cori uniti e canti stile lotta continua….
        fischi e tamburi….davanti all’ospedale….
        sciopero dei mezzi pubblici….l’Arno è quasi pieno…strariperà pure qui???
        …..una simbologia perfetta se non fosse che ora è di nuovo silenzio…..

        Io invidio anche il bracciante….mi basterebbe abbandonare questo posto…
        poi è anche vero che tutto il mondo è paese….ma se mi tolgono i sogni, io che faccio?
        E’ già tanto difficile mantenere vivi quei pochi rimasti.

        Grazie della risposta…sarà per me un piacere seguirti.
        buona giornata Manuel.
        vento

      • il tasto che hai toccato, ossia che il piú delle volte le piccole o grandi proteste che ci sono state si sono perse nelrestaurare passate ideologie (destra o sinistra che siano) mi fa ancora di più pensare a quanto lontani tra noi siamo, Ognuno difende il suo, nel frattempo i politici strumentalizzano tutto, ce la “impacchettano” bene bene e non sappiamo neanche più per cosa si vorrebe combattere, se abbiamo vinto o perso… I sogni ce li hanno tolti da tempo, ma ognuno vorrebbe combattere per il proprio e unico diritoo a sognare…
        buona giornata anche a te

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