Voglia di andare

IMG_3760Penso spesso ai paesaggi sconfinati della Patagonia argentina. Non ho bisogno di riguardare le migliaia di foto che ho scattato allora, porto questi paesaggi dentro di me e spesso le immagini sfilano davanti ai miei occhi, come un lento slide-show, sulla musica della mia malinconia. E penso…
Penso alla grandezza, all’immensità, ad una natura sconfinata così difficile da immaginare e credere reale.
Difficile credere che ci siano ancora posti così, immacolati e selvaggi, in un mondo che avanza e distrugge.
Difficile, se non impossibile, non sentirsi stretti chiusi nelle mura della nostra abitazione, del nostro lavoro, del nostro futuro già disegnato.
E allora torna la voglia di andare, di viaggiare, di scoprire angoli remoti dove, forse, è possibile ritrovare se stessi. Penso al film “Into the Wild” e a Christopher McCandless ; penso a “Grizzly Man” e Timothy Treadwell; penso a Carlo e al suo “Giro del mondo senza aerei”.
Persone, ragazzi, che hanno avuto il coraggio di inseguire i loro sogni, di fare qualcosa di più in questo mondo, per non morire di lavoro, di routine e di passaggi imposti dalla società nella vita di ognuno.
E maledico me stesso per non aver (ancora) avuto il coraggio di andare come ho sempre sognato, per non essere riuscito a lasciare una vita che mi ingabbia; per aver sempre trovato solo e soltanto scuse anche quando era inconcepibile ammettere di avere un solo posto dove vivere e tornare, con un mondo sconosciuto là fuori.
Perché non si può e non si dovrebbe sprecare un’esistenza….

8 pensieri su “Voglia di andare

  1. Ciao Manuel, è vero che non si dovrebbe sprecare un’esistenza, però il punto vero è il senso che diamo alla nostra vita, anche quando non possiamo o non siamo in grado di sceglierla. Io sono una psicologa e mi occupo anche di cure palliative. Vedo le persone negli ultimi periodi della loro vita, e ho capito che quelli che muoiono più “sereni” sono quelli che hanno trovato senso nell’esistenza (non parlo di religione). E il senso non ha a che fare con le cose realizzate, ma in quel che noi abbiamo messo dentro alle cose della nostra vita.
    Ti auguro di trovare la via d’uscita d’uscita dalla tua gabbia… fuori o dentro di te…
    Ciao! Chiara

    • ciao Chiara
      prima di tutto grazie per l’augurio e contraccambio, anche se mi sembra tu abbia trovato una certa “serenità”
      Trovare un senso all’esistenza certo, per qualunque cosa si faccia, o almeno trovare o avere delle spiegazioni da darci sul perché abbiamo deciso di spenderla in questo modo.
      Spesso, per quelli che la vita la possono scegliere, non è così facile come possa sembrare perché vincolati e ingabbiati appunto dal mondo circostante.
      I film di cui parlavo, oppure il viaggio di carlo (lo seguo su facebook e ha quasi 5.000 fans) mi dicono che c’è parecchia gente con gli stessi sogni…ma quanti poi realmente sono pronti a lasciare tutto?

  2. Io sarei terrorizzata all’idea di lasciare tutto. Ho già fatto fatica a spostarmi da Torino a Milano! Però io sono un’introversa, più attratta dai viaggi interiori, dalle avventure dell’anima, mia e altrui. Li trovo sorprendenti, affascinanti, pieni di ricchezze. Incontrare le persone, per me, è come scoprire una terra sconosciuta. Forse cerchiamo le stesse cose, ma per strade diverse. Non ho visto Into the wild, ma me ne ha parlato molto mio marito. Credo di comprendere il bisogno di quella ricerca. Io però sono una cittadina; mi piace la natura, mi rigenera, però poi ho bisogno di tornare a casa. (Mi ha fatto molto ridere la frase del vecchio montanaro di cui hai parlato, quello che si rompe anche i coglioni…)
    In città mi sento libera; quando cammino per le strade immersa nella vita brulicante, o quando cerco le strade solitarie, sono quasi felice, provo un senso di “espansione” come quando respiro nella natura. Certo, l’aria inquinata non è il massimo, però… pazienza…
    Sono stata dentro a diverse gabbie. Di alcune mi sono liberata, con altre ci convivo cercando di allargare via via lo spazio disponibile… ma posso dire di essere serena e continuo il mio viaggio…

    • Ma infatti chiara il viaggio deve prima di tutto essere un viaggio interiore, prima che fisico. si può anche mollare tutto e andare dall’altra parte del mondo, ma se non ti sleghi da alcuni vincoli alla fine è come se non fossi mai partito…e forse è quello che sto aspettando , quella forza di slacciarsi completamente da i canoni di una vita imposta, e per questo considerata normale, a andare a prendersi qualcosa in più.
      Anche se poi quel qualcosa in più è solo un utopia, come invidiare il vecchio montanaro senza renderci conto che, forse, anche noi ci romperemo dopo un po a stare da soli in mezzo alla natura
      Buon viaggio, comunque !

  3. Grazie…. E a proposito di vincoli da cui slegarsi, mi hai fatto venire in mente una riflessione che ho trovato nel libro “Mille fili mi legano qui” di Silvia Bonino, una psicologa torinese. Te la riporto come augurio per il tuo viaggio, per la tua ricerca: “Chiunque egli sia, sano o malato, anch’egli è legato qui da mille fili, come ricorda la frase di Etty Hillesum a cui il titolo del libro si ispira. Talvolta questi fili possono essere lacci che limitano il cammino e soffocano lo sviluppo, ma assai più spesso sono solide corde che ci ancorano al mondo e lungo le quali ci arrampichiamo per crescere. E’ in questo ricco intreccio di fili che ci legano agli altri, alla cultura e alla natura che si dispiega la vita di ognuno.”
    Ciao Manuel

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