Domenica italiana

P1050036L’aria assopita di una domenica mattina di paese.
Nonostante fosse ancora febbraio inoltrato, il sole era già caldo e alle 10 l’aria fredda della notte era solo un ricordo. I vecchietti, con i loro cappelli e i loro bastoni, avevano già popolato le piazze e le vie, camminando lenti, oppure seduti ai tavolini del circolo a parlare, tra una mano di briscola e una di tresette. Altri giocavano a bocce al campetto della piazza.
Tra poco anche i più giovani sarebbero scesi al bar per l’aperitivo e per raccontarsi il resoconto di un’altra notte brava in qualche paese limitrofo o magari giù in città.

Mario, affacciato al balcone, si crogiolava al sole scattando con gli occhi centinaia di istantanee di quella nuova, e al tempo stesso ripetitiva, domenica paesana. Ogni tanto rispondeva con un cenno ai saluti di amici e conoscenti, con qualcuno si fermava anche qualche minuto per scambiare due chiacchiere di cortesia. Le solite cose sul tempo, sulla salute, sul calcio.

Nessuno parlava più di politica. Mai.
La gente aveva smesso da tempo ormai, sembrava già da sempre. Sicuramente lo aveva fatto da quando l’ultimo governo, per affrontare l’ennesima crisi finanziaria, era andata di nuovo a colpire le tasche e la pazienza della gente.
Quella volta la pazienza era saltata: si dice che c’era stata anche una rivoluzione, lontana da quel paese. Ne aveva sentito parlare; c’era stato un tam-tam sul web, qualche gruppo formato a supporto di quella rivolta con migliaia di gente pronta a schierarsi a suon di commenti e “mi piace”. Ma poi nessuno si era mosso dal comodo salotto di casa, nessuno si era deciso ad andare a vedere. Televisione e giornali, dal canto oro, non avevano dato risalto alla vicenda, e il tutto si era affievolito in stupide chiacchiere da bar e voci di paese.

“Guardali! Un popolo di cani bastonati …” disse alla moglie che gli portò il caffè “per quanto tempo ancora ci faremo maltrattare e seviziare senza mai provare a reagire !?!”
Laura sospirò passandogli una mano sulla spalla prima di rientrare a sbrigare le faccende domestiche.
Una volante della polizia passò lenta e silenziosa sulla strada pedonale. Una coppia di militari passeggiava con la loro mitraglietta al collo.
Coadiuvano dall’interno il servizio di guardia posto all’entrata e all’uscita del paese. “Controllo sul territorio” avevano decantato i soliti quattro politicanti, ma a lui sembrava più un controllo ravvicinato per essere sicuri che i cittadini stessero buoni e calmi. La malavita, la mafia, i giri sporchi e gli intrallazzi c’erano ancora, ammanicati e supportati come erano dalla stessa politica e giustizia italiana. O di quel che ne rimaneva. Tutti sapevano, tutti tiravano avanti facendo finta di non vedere.
E così tutto sembrava normale in quella domenica di paese: tutti erano felici e spensierati.
D’altronde la messa era finita, il pranzo era quasi pronto e il pomeriggio c’era il campionato. E la sera un nuovo reality show.

E alla popolazione era questo che importava.

2 pensieri su “Domenica italiana

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